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censura.jpgdi Gianni Fraschetti

 

Nelle forme di governo esuberanti, con parecchio testosterone,  e’ notorio che esiste un controllo ferreo sull’informazione.  In Italia , per esempio, durante il Fascismo, l’onere di valutare preventivamente cosa ed in che forma poteva essere divulgato era a carico del Ministero della Cultura Popolare , in arte Minculpop. Li’ solerti censori armati di forbici e di macchine da scrivere e con il busto del Duce sulla scrivania per essere meglio ispirati, tagliavano le notizie reputate incompatibili e suggerivano quotidianamente alla stampa, talvolta con risultati esilaranti,  percorsi editoriali piu’ salubri  tramite le famigerate “veline” che, come vedete, non sono dunque due ragazzotte tettute e scosciate che sognano caldi amplessi con nerboruti calciatori ma erano addirittura lo strumento principale di controllo dell’informazione e quindi dell’opinione pubblica. Il Minculpop, ovvero io ti dico cosa non devi scrivere e ti impongo ad un tempo cosa desidero tu scriva, una idea semplice ed efficace ed ovviamente l’equivalente di questa indispensabile istituzione era presente in tutti i paesi del blocco sovietico. Al contrario, mentre la vulgata narra delle ignominie commesse dai regimi autoritari, la stessa ci dice che uno dei pilastri delle democrazie occidentali era ed e’ la libera informazione. Perche’ e’ li’ che poggia il sistema e non abbiamo dubbi a crederlo ed a pensare a Turner, a Murdoch ed agli altri tre o quattro padroni del circuito mediatico mondiale nelle vesti di Arcangeli con la spada sguainata contro il male. Bellissima espressione dunque libera informazione, specialmente se associata ai soggetti di cui sopra. Una espressione che ha portato alla mitizzazione della stampa e dei suoi derivati ed all’illusione che basta appiccicare il sostantivo “giornalista”  a qualcuno per trasformare  un pezzo di merda in Lancillotto del Lago. Poi magari  uno deve coniugare il concetto di liberta’ con certe facce che si vedono girare e credo che tutto il castello allora cominci a scricchiolare. Ma questo e’ un altro discorso e magari lo affronteremo un’altra volta. La libera informazione  dunque copre con il suo candido (si fa per dire) mantello di verita’ tutto il mondo libero, altra bellissima espressione coniata nelle segrete stanze ove si manipola l’altrui pensiero, e quotidianamente ci rende tutti non solo assai  piu’ liberi, che questo va da se, ma anche perfettamente  edotti  di  quanto  sta avvenendo nel mondo,  che ci viene spiegato nei suoi piu’ reconditi perche’. Come ti erudisco il pupo:  un ciclo chiuso oramai  ampiamente collaudato. Notizia, commento, approfondimento e se occorre un bel “Focus” a cura del servizio grandi firme e siamo serviti a puntino. Lavati, stirati, vesti e calzati. Tutto scelto da loro, ovviamente, ma non si puo’ avere tutto.  Essendo nel grande e libero occidente sono consentite anche  differenze di opinioni, divergenze ideali, punti di vista non convergenti.  Insomma, direbbero a napoli,  l’ammuina e’ parte fondamentale  del grande  spettacolo del mondo libero. E’ la famosa “dialettica democratica”, ma il tutto comunque deve rimanere all’interno di binari rigorosamente precostituiti e dai quali non si deve scantonare. Va inoltre da se   che nell’era della comunicazione istantanea, se   un fatto  non viene raccontato  e’ come se non fosse accaduto. E questa e’ un’arma decisiva nei processi di manipolazione. Fin qui credo sia tutto chiaro e che possiamo anche essere, per una volta,  tutti concordi. Vediamo allora di comprendere cosa e’ accaduto in Grecia. Per quale motivo le ultime notizie organiche ed a flusso sostenuto sono pervenute a Novembre, dopo di che si e’ spenta la luce. E per spenta la luce intendo che la Grecia ha cessato di essere oggetto di cronaca su tutte le piattaforme mediatiche. Meno qualche pazzo, come il sottoscritto, sul web,  dove comunque si aggirano cani da guardia ringhianti, pronti a sbranare chi si azzarda ad uscire dal seminato. Scartabellando a destra ed a manca, il mio collega del Giornale d’Italia Federico Campoli, quello che era andato a vedere di persona cosa succede all’ombra del Partenone,  ha scoperto un po’ di cose interessanti.  Ad esempio, il 3 Febbraio, il quotidiano ellenico  To Vima, una delle principali testate giornalistiche greche, se ne era uscito con un pezzo assai interessante, che qui, ovviamente, era sfuggito a  tutti.  E diciamo sfuggito. In tale articolo si accusava esplicitamente il CdA dell’ESR, ovvero dell’ organo di vigilanza sulle Radio e sulle Televisioni greche, di avere “suggerito” alle emittenti elleniche di non pubblicare le immagini della miseria in cui versa il paese. Insomma di non parlarne proprio, l’articolo di To Vima infatti recita testualmente, “ …l’ultima decisione del Consiglio (il CdA) e’ di proporre alle stazioni televisive del paese di non visualizzare le immagini e le fotografie di senza fissa dimora perche’ mostrano la miseria dei greci…”. Insomma, nelle moderne democrazie della UE forse non ci sara’ il Minculpop ma sicuramente hanno trovato il modo di operare la censura. Ed anche bene. Infatti, per quanto indipendente sia, nella forma, l’ ESR i membri del suo Consiglio di Amministrazione vengono nominati dal Parlamento greco.  Capito ? Esattamente come da noi per la RAI e le varie Authority che recepiscono passivamente ordini e direttive ed  hanno come unico scopo quello di erogare stipendi da nababbi ai suoi membri. Indipendenza ?  Al prossimo giro forse.  Sempre stando a quanto riportato da To Vima, il garbato suggerimento dell’ESR ai suoi “vigilati” e’ arrivato dopo una pesante interferenza del Governo greco.  Cio’ spiega molto sul black out greco, anche se  non tutto, bisogna infatti capire per quale motivo le grandi testate dei grandi e democratici paesi europei si sono prestate anch’esse a questo gioco infame. Non e’ difficile pero’ intuire che un’unica grande centrale, quella che ha creato il personaggio Mario Monti per capirci, sta manipolando pesantemente l’informazione tutta a livello europeo. Tutto il castello dell’Eurozona sta scricchiolando ormai pericolosamente e temo che tra breve tutti questi elementi, Eurogendfor, censura, Paesi commissariati dai governi tecnici, euroburocrati privi di mandato popolare, grandi interessi dei gruppi finanziari, si salderanno per dare vita ad una sorta di Jeeg Robot che sfreccera’ (idealmente) nei cieli di Europa annunciando la lieta novella che  non credo proprio ci piacera’. Nemmeno un po’.

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