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storaxdi Gianni Fraschetti

 

Il punto dell'onore era un vecchio modo di dire in uso nell'artiglieria, utilizzato per definire quella situazione nella quale i pezzi venivano portati quasi a ridosso delle postazioni nemiche oppure il nemico era arrivato talmente vicino ad essi che non  vi era piu' brandeggio verticale delle canne ma si sparava ad alzo zero. Una situazione che metteva a dura prova il temperamento e la tenuta nervosa degli artiglieri che si trovavano a combattere quasi corpo a corpo in una condizione del tutto fuori dal loro normale utilizzo. Per questo veniva chiamato il punto dell'onore, ed il punto esatto dell' onore veniva specificatamente marcato dal pezzo che riusciva a ridurre al minimo la distanza dalle forze nemiche. "Hanno portato i pezzi sul punto dell'onore", non vi era maggior riconoscimento al coraggio.  Roba da guerre napoleoniche direte e non da moderna artiglieria. Retaggio di un epoca di ussari lanciati alla carica sui loro stupendi cavalli e di fanterie che si fronteggiavano guardandosi negli occhi. Sicuramente e' cosi', appartiene ai retaggi del passato, di un passato dal quale tendiamo sempre piu' a prendere le distanze, non solo cronologiche,  anche se  gli ultimi artiglieri al mondo che si trovarono sul punto dell' onore furono proprio gli italiani, sicuramente ad El Alamein e molto probabilmente in Russia e quindi ben dopo le guerre ottocentesche. Le prossime elezioni, politiche ed amministrative, ricordano da presso una battaglia napoleonica, anche Monti, Mr.Freezer, sta perdendo il suo aplomb e si getta ormai nella mischia digrignando i denti e roteando la sciabola. Tutti pensavano di fare poco piu' di una passeggiata, Bersani, Vendola, Casini ed il Professore di Varese erano convinti che il centrodestra fosse ormai allo sbando e che si trattasse solo di occupare fisicamente gli spazi. Senza dover combattere. Si sono sbagliati e di grosso pure. Il popolo del centrodestra c'era, eccome se c'era e lo stanno scoprendo a loro spese. Quella che doveva essere poco piu' di una formalita' per loro si sta trasformando in una lotta senza quartiere. In tutto questo un uomo, il Segretario di un piccolo partito, piccolo ma assai combattivo, ha portato il suo cannone, la Destra, sul punto dell' onore. Sara' lui infatti a contendere a Zingaretti la presidenza della Regione Lazio, uno degli snodi cruciali di questa tornata elettorale. Per portare i suoi pezzi in faccia al nemico Storace ha dovuto sudare le proverbiali sette camice. Il nostro ambiente a volte sa essere parecchio autolesionista e meschino  e per un attimo c'e' stato veramente il timore che piccoli interessi di bottega spicciola prevalessero su un disegno strategico che ha come obiettivo finale la vittoria. Definitiva. Per un attimo si e' temuto, poi la coscienza della gravita' del momento ha avuto il sopravvento su ogni altra considerazione e Storace ha avuto formale assicurazione che non sara' lasciato solo la' dove si era gia' portato. A ridosso di Zingaretti. Sul punto dell'onore. per contendere la vittoria Comune per Comune, borgo per borgo, casa per casa. In una di quelle maratone estenuanti che solo chi ha fede, coraggio ed esperienza puo' portare a termine vittoriosamente o quanto meno non avere nulla poi di che rammaricarsi. Storace e' dunque adesso sul punto dell'onore ma e' da quel punto che la destra italiana riparte, riprendendo un discorso che si era colpevolmente tentato di  disperdere. Come se una storia infinita fatta di amore, di sangue e coerenza potesse mai valere meno delle ambizioni personali di un singolo uomo. Ma non e' tempo di polemiche ora, e' tempo di crederci e di batterci, la' ove adesso e' Storace si combatte una battaglia che decidera' gran parte del futuro della destra italiana che deve ritrovare se stessa e le motivazioni  profonde della propria esistenza. E lo puo' fare vincendo questa battaglia, tornando a fare sventolare al cielo le proprie bandiere e ritrovando quell'orgoglio che l'aveva sempre contraddistinta prima dell'era delle abiure, del male assoluto e della vergogna. Noi eravamo fieri della nostra diversita', della nostra specificita', della nostra onesta'. In altra sede poi discuteremo se fu poi un'idea cosi' intelligente mescolare insieme liberali, cattolici (in politica ) e noi. Io ho una mia idea ma per ora me la tengo per me. Certo fu il primo passo verso lo sfascio. Ora abbiamo l'occasione di porre rimedio a quanto di sciagurato abbiamo commesso in questi vent'anni. Storace lo ha capito, Storace vuole vincere non solo per se stesso, per ripagarsi parzialmente del linciaggio giudiziario e mediatico, brutale ed immotivato cui era stato sottoposto ma vuole vincere anche per noi, per dare un futuro al nostro mondo che e' ben piu' vasto di quanto noi stessi si possa immaginare. Vuole vincere per dimostrare che la destra, quando si manifesta senza contorcimenti strani ma risulta facilmente visibile ed identificabile e' puntualmente vincente. Ecco perche' Storace e' sul punto dell'onore, perche' in quel punto e' tutta la destra italiana oltre che la Destra. E non comprenderlo sarebbe demenziale. La sua presenza li' vuol dire che ci siamo ancora, che non ci hanno vinto, che la nostra diaspora potra' avere alfine termine. Un altissimo significato pratico e simbolico, nessun altro esponente della destra italiana, della nostra destra per capirci, e' infatti  schierato in maniera cosi' visibilmente avanzata, cosi' esposta e cosi' strategicamente rilevante ed ecco perche' noi dobbiamo mettere da parte ogni polemica e raggiungerlo di gran carriera.  E' li' che si decide il futuro di noi tutti. Tornare protagonisti o ridurci miserevolmente al ruolo di  comparse. Lo si decide nel Lazio.

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