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tratto da "CAPUT MUNDI"

di Gianni Fraschetti -

 

 

........Ruspoli vide arrivare due di quegli strani velivoli. Erano molto piu’ grandi di quelli che aveva osservato prima e che continuavano ad orbitare sulle linee inglesi. I nuovi arrivati presero terra in un turbinio di sabbia,  praticamente a meno di ottanta metri dal relitto del carro dietro il quale erano ancora al riparo.

Osservo’ i suoi uomini che guardavano sbalorditi la manovra d’ atterraggio e raccomando’ a tutti di mantenere i nervi a posto.

Appena i due velivoli ebbero toccato terra si apri’ una rampa  situata posteriormente ed un gruppo di soldati prese terra velocemente disponendosi  inginocchiato a semicerchio intorno ai velivoli.

Guardo’ il tenente  accanto a lui e si alzo’, spolverandosi la parvenza di uniforme che indossava.

“ Forza , andiamo incontro ai nostri......amici. Sto morendo di curiosita’ “, poi si rivolse ai paracadutisti della pattuglia ordinando che nessuno prendesse alcun tipo di iniziativa.

Si avviarono verso l’ elicottero, cercando di mantenere un aspetto dignitoso e marziale.

Brocchieri  ed i suoi uomini si stavano godendo la scena dal loro punto di osservazione, in quel momento assolutamente privilegiato.  

“ Cazzo, e’ un momento storico “, penso’. Vide Ferrari, accompagnato da altri due ufficiali, da due soldati dell’ aeromobile e due paracadutisti andare incontro alla pattuglia della Folgore che si stava avvicinando. Ormai erano a dieci metri di distanza.

Mano mano che si avvicinavano Ruspoli era sempre piu’ sbalordito. I suoi occhi allenati non perdevano un particolare dei sette militari che si stavano avvicinando.

Ma che armi hanno ? Non le ho mai viste e le uniformi ? Sono mimetizzate per il deserto, noto’, devono essere molto comode e funzionali. Certo sono equipaggiati bene. Guarda che stivaletti......roba di lusso e le fondine delle pistole....e le buffetterie...e gli elmetti….Mai vista roba del genere in vita mia. Sbircio’ i suoi uomini e per un attimo fu quasi sopraffatto dalla commozione. Erano ridotti veramente male, sembravano un gruppo di straccioni ed il loro aspetto era reso ancora piu’ evidente dal confronto impietoso con l’ efficiente “eleganza” dei tizi che avevano davanti  che sembravano quasi usciti da un altro mondo. Provo’ una rabbia ed una tristezza infinite.

Ormai erano di fronte. Uno dei sette, un giovanotto dalla espressione dura, si levo’  l’ elmetto e gli occhiali da sole. Ruspoli si trovo’ davanti due occhi grigio verdi che lo osservavano con curiosita’. Guardo’ meglio in quegli occhi e vi lesse del calore. Se non fosse stato pazzesco, avrebbe potuto dire che quel ragazzo lo guardava con affetto, come un figlio puo’ guardare un padre. Un padre che non vedeva da tempo e che ritrova  parecchio male in arnese. Rimasero cosi’ per alcuni lunghi secondi, poi  l’ espressione seria di quel giovane  improvvisamente cambio’ ed il  volto gli si illumino’ in un largo e cordiale  sorriso. Mentre gli tendeva la mano parlo’, in perfetto italiano.

“ Buongiorno, sono il Generale Lupo Ferrari, Comandante della Folgore “.

 

Mentre si avvicinavano Ferrari scandagliava con gli occhi ogni particolare degli uomini che si stavano avvicinando. Le uniformi, o meglio quel che ne rimaneva, pendevano su corpi smagriti, i volti erano cotti dal sole, scavati ed incorniciati da barbe ispide e gli occhi febbricitanti. Le labbra  erano screpolate per la disidratazione, dovuta alla mancanza di acqua ed alla dissenteria che li tormentava. Buon Dio, penso’, come sono ridotti, sembrano degli spaventapasseri.

Fu il pensiero di un attimo, poi, rammentando cio’ che quegli spaventapasseri avrebbero fatto, quello di cui sarebbero stati capaci nell’ altra storia, di li’ a pochi giorni pur se conciati in quelle condizioni miserabili, gli vennero le lacrime agli occhi e si vergogno’ profondamente della opulenza guerriera che  involontariamente  stavano sfoggiando.

Ricaccio’ giu’ le lacrime ed assunse quell’ aria da pistolero che piaceva tanto ai suoi uomini.

Ormai erano davanti a loro.   E adesso cosa faccio ? penso’. Era di fronte alla storia in quel preciso istante e qualsiasi cosa gli sembrava banale e scontata. Si levo’ l’ elmetto e gli occhiali da sole ed incrocio’ lo sguardo del piu’ anziano del gruppo, un Tenente Colonnello che era proprio di fronte a lui.

Rimasero cosi’, in silenzio, a fissarsi per alcuni secondi, gli occhi dell’ altro lo interrogavano con bonaria severita’ esigendo una risposta e la risposta gli venne spontanea  guardando quell’ ufficiale dalla faccia cosi’ italiana  che lo osservava con quello sguardo pieno di orgoglio e di dignita’. Fece l’ unica cosa possibile.

Gli porse la mano sorridendo e si presento’.

 

A Ruspoli per un attimo manco’ il fiato. Dopo quanto aveva visto fino a quel momento era preparato a tutto ma non a quello.

Come il Comandante della Folgore ?  Quale Folgore ? Noi siamo la Folgore e loro allora chi sono ?  Si impose di non lasciare trasparire il suo disorientamento.

“ Generale, mi scusi…… forse non ho capito bene. Sono il Tenente Colonnello Marescotti Ruspoli, Comandante del VII° Battaglione Paracadutisti della Divisione Folgore ed il mio Comandante e’ il Generale Frattini “.

 Sentire quei  nomi che rappresentavano la leggenda dei paracadutisti italiani e venivano pronunciati con solenne venerazione in tutte le loro caserme, fece mancare  anche a Ferrari,  per un attimo, il fiato ma non poteva certo fornire tutte le spiegazioni  in quel luogo ed in quel momento..................

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