Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

20130624-234941.jpg

di Mario Adinolfi

Ormai la china non si arresta più, la magistratura milanese ha deciso di cavarsi la soddisfazione e la condanna a sette anni per Ruby (per aver ucciso Marta Russo a Scattone sono stati dati sei anni, a Ferraro quattro, così, per avere una pietra di paragone) mette la ciliegina su una torta di sentenze abnormi: i 564 milioni di euro da dare a Carlo de Benedetti, i 100mila euro al giorno di alimenti a Veronica, la condanna per l’ascolto della telefonata Fassino-Consorte. Abnormità scaturite dal ruolo di Berlusconi in politica, se non fosse stato un leader politico quelle sentenze così sproporzionate non ci sarebbero mai state. Il pool di Milano che nel 1994 gli ha mandato il primo avviso di garanzia ha visto D’Ambrosio fare il senatore Pd, Di Pietro venire prima eletto nel collegio blindato del Mugello poi leader di partito alleato al Pd, addirittura Colombo diventare consigliere d’amministrazione Rai in quota Pd. E Borrelli diceva “resistere, resistere, resistere” contro Berlusconi. Le sentenze sarebbero credibili se quel segmento la magistratura milanese non fosse così sfacciatamente politicizzato. Ma lo è. E ha combattuto una guerra contro il leader del centrodestra italiano durata vent’anni. E’ un fatto e mi dispiace scriverlo da uomo di sinistra.

In autunno il piano sarà compiuto in Cassazione, con la ratifica definitiva dell’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi sarà forzato ad uscire dal Parlamento e magari messo agli arresti domiciliari. Sarà in sostanza martirizzato per via giudiziaria, con tanto di ultimo discorso da senatore che gli verrà scritto da Giuliano Ferrara che diventerà un pezzo indelebile di storia patria, poi starà a lui. Se avrà voglia, fuori dal Palazzo potrà diventare letale. Il mix di martirologio e uso populisticamente sapiente delle tv (Quinta Colonna e Paolo Del Debbio sono un’avvisaglia capace e penetrante di quel che sarà) farà di Berlusconi il capo supremo di un centrodestra che rischierà di diventare invincibile, sommando alla tradizionale ritrosia degli italiani per il voto a sinistra anche quei tratti antieuropeisti che tra qualche mese andranno persino più in voga di adesso.

Insomma un Berlusconi fuori dal Palazzo potrà, se ne avrà voglia e genio, diventare un Grillo all’ennesima potenza, capace di controllo ferreo sul partito neoforzitaliota che fonderà (si illudono i tanti a destra che pensano anche loro di sbarazzarsi del Cav per i suoi guai giudiziari) e allo stesso tempo con una forza mobilitatrice che l’essere diventato martire della democrazia per mano della magistratura semplicemente moltiplicherà.

Questo vuol dire che bisognava non condannarlo? No, ovviamente. Si poteva però usargli, per dire, il trattamento Penati. Anche lui accusato di concussione (e che concussione, un po’ più grave della telefonata per Ruby), solo che per la concussione di Penati i giudici se la sono presa comoda e gli hanno recapitato una dolce prescrizione, che lui aveva dichiarato di voler rifiutare, ma poi il giorno dell’udienza decisiva non si è fatto trovare e oplà, il gioco è fatto. Filippo Penati, braccio destro di Pierluigi Bersani è prescritto per concussione. Berlusconi è condannato per concussione a sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Due pesi e due misure, sentenza politica è emessa. Che l’Italia rischia di pagare a caro prezzo perché è solo un povero illuso chi crede che il ventennio berlusconiano finisca oggi al tribunale di Milano.

Condividi post

Repost 0