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Saturday 24 march 2012 6 24 /03 /Mar /2012 14:47

di Marco Cedolin -

L’ipocrisia della stampa mainstream traspare impietosamente nei titoloni che oggi campeggiano grottescamente sulle prime pagine di quasi tutti i giornali.

“Crolla la spesa delle famiglie, l’Italia è tornata a 30 anni fa” titola angosciata La Repubblica, aggiungendo “Istat l’Italia in recessione tecnica”.

“Famiglie, la spesa ritorna agli anni 80, bollette e trasporti bruciano i redditi”, campeggia sul Corriere della Sera.

“Crollo dei consumi (come 30 anni fa) nuovi record per benzina e diesel", aprono angosciosamente Il Messaggero e Il Mattino di Napoli.

Tutti visibilmente turbati, sconvolti e stupiti per il calo dei consumi, anche alimentari, di un punto e mezzo percentuale, rilevato nel recente rapporto di Intesa San Paolo. Tutti a domandarsi come sia possibile una simile iattura, quasi si trattasse di una calamità naturale sfuggita al satellite e al metereologo.

Ma dov’era tutta la pletora di pennivendoli e camerieri …

… che compone la fauna del circo mediatico e oggi si finge “preoccupata”, quando negli ultimi mesi l'usuraio che senza averne diritto siede al governo costruiva le premesse di questa situazione e di quelle ben più gravi che sperimenteremo nel prossimo futuro?

Non si trovavano in viaggio premio su Marte, né a fare i cronisti di guerra sulle lune di Orione, ma insozzavano le stesse pagine dei loro giornalacci, con lodi sperticate nei confronti del governo Monti, rappresentando lo stesso come un impavido timoniere che tramite il decreto “salva Italia” avrebbe traghettato il paese fuori dalle sabbie mobili della crisi e della recessione. Plaudivano agli aumenti indiscriminati delle tassse. Sorridevano all’incremento delle accise sulla benzina, sostenevano l’eutanasia del posto fisso e solo un paio di giorni fa condividevano con "lacrima" Fornero la preoccupazione che le famiglie italiane, qualora sostenute economicamente, potessero sedersi a mangiare pastasciutta, da congreghe di fannulloni quali sono.

Perché mai stupirsi delle (prime) conseguenze di una serie di manovre economiche di carattere esclusivamente recessivo, attraverso le quali l’usuraio ha dato il via ad una profonda operazione di trasferimento di ricchezza dalle tasche delle famiglie ai forzieri delle banche di proprietà dei suoi padroni?

Come si può stupirsi del fatto che le famiglie, con il potere d’acquisto dei salari sempre più basso, le prospettive di lavoro sempre più precarie, i prezzi dei generi di consumo sempre più alti, la benzina alle stelle e l’IVA che fra qualche mese raggiungerà il 23%, inizino a consumare di meno?

Giornalisti, , economisti ed imbratta carta che danno vita ai media mainstream erano forse dell’opinione che i “consumatori” italiani avrebbero iniziato a stampare euro nel buio delle proprie cantine, per continuare a consumare a più non posso, nonostante i salassi ed il futuro plumbeo che incombe sulle loro teste? O si sarebbero precipitati in stato di trance all’interno degli ipermercati, per dare vita ad un’ultima cena a base di caviale e champagne, prima di fuggire sotto a un ponte, dove perfino Equitalia non potrebbe pignorare loro nulla?

Gli italiani staranno anche seduti (come dice lacrima Fornero), perché sulla sedia si risparmiano calorie, ma non possono fare altro che mangiare meno pastasciutta e rendere visita più raramente alla pompa di benzina.

A meno che vadano in giro a rubare o vengano stipendiati dai banchieri, come i tecnici ed i giornalisti, non potrebbero oggettivamente fare altrimenti, perché allora tanto ipocrita stupore, dispensato a pioggia su giornali e TV?

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Saturday 24 march 2012 6 24 /03 /Mar /2012 12:42

Gentili signori. Grazie per esservi iscritti al nostro corso “Diventa moderato in tre lezioni e, se serve, a bastonate”. Lasciate che vi presenti i tre relatori e le linee guida del loro pensiero. Sergio Marchionne ci spiegherà che essere moderati aiuta. Per esempio aiuta a lavorare alla Fiat di Pomigliano. Come fare? Semplice: promettendo investimenti in cambio di un accordo. Poi, firmato l’accordo, fare il gesto dell’ombrello e scordarsi di aver mai pronunciato la frase «venti miliardi di investimenti». In presenza di sindacati moderati particolarmente ottusi che se ne scordano anche loro, il gioco può essere ripetuto. O si esporta in Usa o si chiudono due fabbriche. Funziona. Davanti a un cazzotto in faccia, infatti, l’estremista pensa: «Ehi, perché mi picchi?», mentre il moderato pensa: «Beh, poteva andar peggio, poteva spezzarmi una gamba».

 

Elsa Fornero, ministro del lavoro, sa che la maggior parte dei lavoratori sono licenziabili anche per motivi discriminatori, mentre alcuni no perché Elsa Forneroprotetti dall’articolo 18. Estenderlo a tutti, dunque? Siete pazzi? Un vero moderato dirà: prima leviamolo a tutti (fase uno) e poi diamo degli ammortizzatori sociali (fase due). Quando si scoprirà che per la fase due non ci sono soldi, i moderati che ci sono cascati dovrebbero spararsi in un piede, ma non lo faranno, perché essi detestano i gesti estremi. È un altro pregio dei moderati: sparano sempre a qualcun altro.

Mario Monti ci parlerà invece della moderazione per sottrazione. Avendo in programma di comprare 131 cacciabombardieri, avrebbe potuto dire: «Annulliamo l’ordine». Ma l’estremismo non paga, amici, e così ha decisoAlessandro Robecchiche ne compreremo «soltanto» 90. Quando i soliti fastidiosi estremisti chiederanno: «Che cosa cazzo ce ne facciamo esattamente di 90 bombardieri?», i moderati potranno soavemente rispondere: «Ma non siete mai contenti!». Grazie. Il nostro corso finisce qui. La retta? Tranquilli, avete già pagato.

 

di Alessandro Rebecchi

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Tuesday 6 march 2012 2 06 /03 /Mar /2012 11:41

Come avevamo anticipato una settimana fa all' interno delle Forze Armate sta montando una rabbia lucida e sorda contro la nostra classe politica che ha determinato ( scorta alle navi-regole d' ingaggio come sempre confuse-timidi balbettii nelle ore successive alla richiesta indiana di tornare in porto ) la incredibile situazione nella quale si trovano i due Fucilieri di Marina. Ecco cosa scrive a tale proposito Fausto Biloslavo su Il Giornale.

 

 

s marco

La notizia dell’incarcerazione dei marò me l’ha portata uno dei giovani dicendo: «Comandante a questo punto mi verrebbe voglia di togliermi l’uniforme e fare altro nella vita», racconta al Giornale un ufficiale della Marina militare. Un misto di amarezza, incredulità e rabbia, per non poter far nulla, sono i sentimenti che emergono dal mondo militare, dopo che i marò sono finiti nelle galere indiane. Il ministro Giampaolo Di Paola, ammiraglio, non parla perché lo fa la Farnesina. Su Facebook la nota di protesta rivolta all’India del segretario generale del ministero degli Esteri, Giampiero Massolo, è oggetto di scherno da parte dei militari: «Ora che abbiamo espresso “vivissima preoccupazione” possiamo risistemare mutande e pantaloni sotto le ginocchia, come ci compete! Vergogna...».
Dall’ufficio stampa della Marina si chiudono a guscio e annunciano che nessuno parla per le prossime 48 ore. Basta un giro di telefonate, garantendo l’anonimato, per aprire il vaso di Pandora. «La delusione è a 360°. E adesso con che spirito andremo in missione antipirateria?» si chiede un ufficiale - Se sventolassimo la bandiera inglese o americana non sarebbe finita così. Con il tricolore se fai il tuo dovere e spari rischi di finire in galera in patria o in India».

I marinai sostengono all’unisono che «la nave non doveva tornare indietro. La linea di comando militare aveva detto di non farlo. Il capitano avrà parlato con l’armatore che a sua volta avrà chiamato la Farnesina, che ha consigliato di collaborare ed è scattato il trappolone». Molti si scagliano conto i diplomatici. «Perché l’ambasciatore non è andato subito a prendersi i marò scortandoli in una nostra sede diplomatica? Gli indiani potevano venire a interrogarli, ma non ad arrestarli», sottolinea un ufficiale dell’Esercito in servizio all’estero. «Adesso che la diplomazia ci ha messo nella bocca del lupo ci deve tirare fuori» ribatte un ufficiale della Marina. Un colonnello fa notare che l’Italia è sola: «Dove sono l’Europa, Bruxelles, gli organismi internazionali?».

Salendo di grado, con l’incredulità si fa notare anche il bicchiere mezzo pieno. «Sono meravigliato dell’evoluzione negativa - osserva un ammiraglio -. Si sperava in una piega diversa tenendo conto che la giurisdizione rimane italiana». Un altro ammiraglio fa notare che «forzare la mano in questo momento, con le elezioni nello Stato indiano dove sono stati fermati i marò, il 17 marzo, è controproducente. Bisogna cogliere tutti i segnali: i fucilieri non sono stati messi in un carcere duro e godono di un trattamento differenziato. Forse gli stessi indiani si rendono conto che qualcosa non funziona nella loro ricostruzione».
I marò in servizio continuano a chiedere come stanno i fra’ (fratelli)? «La solidarietà è fortissima e pure il senso di impotenza» spiega un ufficiale. L’impotenza «diventa rabbia quando si pensa che gli americani li avrebbero già tirati fuori. I tempi della diplomazia, purtroppo, non sono quelli degli uomini d’azione».

Anche i commilitoni dell’Esercito, che spesso hanno combattuto al fianco dei marò in missioni sanguinose sono sulla stessa lunghezza d’onda. «Quello che succede a loro potrebbe accadere a noi. Una condanna in India sarebbe paradossale - fa notare un veterano delle missioni internazionali - E se qualcosa del genere capitasse in Afghanistan? Ci facciamo la galera pure a Kabul?».

Un generale ammette che serpeggia una forte «sensazione di amarezza. Sulla linea militare era stato consigliato di tirare dritto e non tornare in porto». Però, in questo momento, «parlare danneggerebbe i tentativi diplomatici». Su Facebook la sottigliezza passa in secondo piano. Lo spirito di corpo è fortissimo come dimostra un messaggio rivolto ai due marò ancora prima che finissero in carcere.

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«Massimiliano, in questo momento tutti i fucilieri ed ex fucilieri di Marina italiani, sono con te e Salvatore. Se ce lo chiedessero, saremmo pronti per partire e venire a riprendervi fisicamente... anche stasera stessa! Non mollate ragazzi! Un fraterno abbraccio!...Per Mare, Per Terram!».

www.faustobiloslavo.eu

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Thursday 23 february 2012 4 23 /02 /Feb /2012 08:41

s marco L'armatore ordinò: "Tornate a Kochi" 
i 2 marò costretti a sbarcare con le armi 
Minuto per minuto le comunicazioni tra la Lexie e l'Italia. L'unità di crisi della Fratelli D'Amato: "Fate come vi dicono". A bordo poliziotti indiani armati, ai fucilieri di marina restano due opzioni arrendersi o reagire. Arriva l' ordine di farsi prendere. La costante dell' appoggio avuto dall' Italia si puo' riassumere nella frase: " Fate come vi dicono ".
"FATE come vi dicono, tornate a Kochi". Fu l'armatore napoletano Fratelli D'Amato, in una telefonata alle 19,15 di mercoledì scorso, a spedire la petroliera Enrica Lexie nelle mani della magistratura indiana, abboccando al tranello teso dalla guardia costiera. Assecondare la richiesta di un mercato dei noli prosperoso come quello indiano si è rivelata una mossa drammaticamente sbagliata. 

La partita è già compromessa, ma lo scacco al re arriverà solo tre giorni dopo. "Erano in sedici: armati e molto, molto nervosi". Hanno chiesto, hanno ordinato, ora minacciano mostrando le pistole. È il primo pomeriggio di sabato 18: per tre giorni gli italiani sulla Enrica Lexie e quelli che decidono le strategie a Roma e nel consolato italiano hanno tentato l'impossibile per evitare che i marò debbano scendere dalla nave, ma ora è chiaro che il braccio di ferro è arrivato al dunque. Ai sei fucilieri del Battaglione San Marco restano solo due opzioni: "Reagire o arrendersi" agli uomini della guardia costiera e agli agenti della polizia e per la seconda volta ricevono un ordine demenziale " Fate come vi dicono ". I nostri brillanti diplomatici non provano nemmeno a bluffare, a minacciare una resistenza del nucleo di Fucilieri del S.Marco, sei uomini pesantemente armati,  a bordo della "Enrica Lexie ", come da tradizione ci caliamo le brache subito, non ce lo facciamo nemmeno ripetere una seconda volta.

Il termometro segna 38 gradi, caldo torrido. Ma è il barometro diplomatico a marcare una temperatura anomala tra Italia e India, precipitando in crisi conclamata senza che la Farnesina riesca più a far nulla per evitarlo. Sono trascorsi esattamente tre giorni da quando la Enrica Lexie è stata attaccata dai pirati e li ha respinti a fucilate sparate "in mare, per avvertimento". Valentine Jalastine e Ajeesh Pinku, i pescatori di tonni uccisi sul peschereccio St. Antony rientrato nel porto di Kochi "con decine di fori nello scafo" - come raccontano gli indiani senza mai mostrarlo - sono già stati seppelliti da 24ore con rito cristiano, senza neppure un'autopsia. Di rilievi balistici non si sa e non si saprà nulla.  Gli indiani pretendono ed ottengono la consegna dei nostri due militari senza esibire uno straccio di prova.

Minuto per minuto, ora per ora, è dalle 15,45 di mercoledì che il dramma umano e diplomatico prende forma. Inizia, quando i radar della Enrica Lexie tracciano un bersaglio in avvicinamento, e danno l'allarme a bordo. Il comandante Umberto Vitelli manda i suoi 23 uomini di equipaggio - 5 italiani e 19 indiani - nella "cittadella" protetta, e si chiude dentro con loro. L'attacco, qualunque cosa sia successo, finisce in un'ora e 15 minuti tra avvicinamento, respingimento e messa in sicurezza. Alle 17 è tutto finito, ma la cittadella della petroliera ha già avvisato l'armatore. 
Alle 16.30 il comandante telefona al responsabile dell'unità di crisi della Fratelli d'Amato: "Ci hanno attaccato i pirati". E l'armatore gira immediatamente l'allarme al Comando generale della Capitaneria di porto di Roma, facendo partire la procedura di avvertimento alle autorità militari, al governo e alla magistratura. La procura di Roma viene informata alle 19,30. 

Episodio chiuso, sperano gli italiani. Invece alle 19 arriva una telefonata a bordo dal Mrcc di Mumbai, il servizio ufficiale di Controllo e sicurezza in mare: comunicano alla nave che hanno preso due barche di pirati - proprio il numero di barche che lo stesso giorno ha attaccato la nave greca Olympic Flair - chiedendo di rientrare a Kochi per aiutarli a riconoscere i pirati. È un tranello, teso dopo che la Enrica Lexie ha risposto affermativamente alla domanda se abbiano subito un attacco. Ci sono altre tre navi identiche in quelle miglia di mare, ma la petroliera italiana è l'unica ad aver detto sì. 

È a quel punto che parte una nuova telefonata tra il comandante e l'ufficiale di turno nell'unità di crisi dell'armatore. E arriva l'ordine decisivo: "Ok, fate come vi dicono, tornate a Kochi". Alle 19,15 la nave ha già virato. Alle 22, quando Kochi è ormai in vista, l'armatore richiama la nave: "Ho guardato su Internet, in India dicono sono morti due pescatori uccisi per errore". La nave, scortata da due barche della guardia costiera, arriva a Kochi alle 23 e getta l'ancora alla fonda, in rada. 
Gli indiani si fanno vedere il giorno dopo: alle 10,30 sale a bordo una delegazione di dieci persone tra guardia costiera e polizia. Fanno domande, pretendono deposizioni. Mostrano le foto del peschereccio e dalla Enrica Lexie restano a bocca aperta: sicuri che sia quello? Loro ricordano una barca blu, quello che gli mostrano è bianco. La foto che hanno inviato a Roma via internet è a bassa risoluzione, non si vede nulla. Per quello la procura italiana mette sotto sequestro la macchina fotografica, sperando che foto più dettagliate chiariscano l'equivoco.
 

Gli agenti indiani mostrano una lettera del loro governo che contesta i fatti, accusano i marò di omicidio. Chiedono alla nave di spostarsi, portandosi in banchina. La situazione ormai è tesissima. Gli italiani aspettano l'arrivo del console: sono le 18 quando sale a bordo. "Ormai è tardi", dice agli indiani proponendo di aggiornare tutto alla mattina successiva. Prende tempo. Da Roma, intanto, la macchina diplomatica è in moto. Ma gli indiani non ci stanno. Alle 21 la guardia costiera minaccia: "Andate in banchina o metteremo in atto azioni coercitive". Dalla nave consultano l'ambasciata e arriva l'ok: si va in banchina. 

Siamo già a sabato mattina. Alle 9.30 il nostro addetto alla Difesa e il console comunicano alla nave che le autorità indiane vogliono che scendano a terra per accertamenti in base alla legge indiana. È una giornata convulsa di trattative tra Roma, New Delhi, la nave e le autorità locali. Il braccio di ferro dura tutto il giorno. Nel primo pomeriggio i poliziotti decidono che è ora di dire basta. E mettono la mano sulla fondina. Ora l'Italia punta tutto sul sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura. 

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Monday 13 february 2012 1 13 /02 /Feb /2012 11:47

Il fastidio che si deve provare in relazione al vertice tra Barack Obama e Mario Monti non dipende soltanto da quello che i due amiconi con la Goldman Sachs nel cuore si sono detti alla Casa Bianca ma anche dai disgustosi commenti che si sono letti sui vari organi di stampa con molti operatori del settore piazzati in pole position per aggiudicarsi il lecchino d’oro. In particolare hanno dato grande prova di sé, in termini di servilismo, quelli che fino a poco tempo fa ostentavano idee di sinistra e che adesso, pure per motivi di portafoglio, hanno deciso di appiattirsi sulle posizioni e sugli interessi finanziari del più schifoso capitalismo di rapina. Fare i convertiti sulla via di Damasco e poi di Piazza Affari è sempre una scelta che rende. Eh già, perché la posizione che si è cercato di fare passare è che di Mario Monti non si può parlare male. Non vorrete mica paragonare la sobrietà del professore della Bocconi con la sguaiata esuberanza del mandrillo di Arcore? Anche se il suddetto ha introdotto nuove tasse sulle case, anche se vuole varare misure di liberalizzazione che non faranno altro che favorire la grande distribuzione commerciale, e soprattutto anche se intende rendere il lavoro sempre più precario. E pure di Barack Obama non si può parlare male trattandosi del primo presidente negro (pardon nero e afro-americano) degli Usa. Non vorrete mica passare per razzisti? Il fatto è che se qualcuno merita di essere criticato questo non dipende certo dal colore della pelle ma soltanto dalle sue scelte politiche ed economiche e dalle motivazioni finanziarie che ne stanno alla base. Ed in tale ottica Obama è un pupazzo in mano ai banchieri di Wall Street. Ma si sa, gli imbecilli di ieri, di oggi e di domani sono sempre pronti ad insorgere in nome del politicamente corretto che altro non è se non il parto del loro vuoto mentale e della propensione ad andare a fare i servi sciocchi del vincitore di turno e della pseudo cultura dominante.
Così sui giornali del padronato italiano è stato tutto un peana al patto di ferro tra i due Goldman Sachs in nome della crescita. Tutta una citazione della mezza promozione dell’Italia fatta dal Fondo monetario internazionale, una delle meglio congreghe di banditi ed usurai del mondo, che ha lodato Monti sottolineando che ha adottato misure “ambiziose” e che il pareggio di bilancio si potrà raggiungere, forse, nel 2013. Così pure il maggiordomo di Wall Street, che lì non è più amato come una volta, ha dichiarato che il professore della Bocconi ha fatto una partenza a razzo e che porterà l’Italia fuori dalla tempesta. Sulla stessa linea anche il settimanale Time che nella sua edizione europea ed asiatica aveva piazzato in prima pagina Monti domandandosi: “Questo uomo può salvare Europa?”. Dando ovviamente una risposta positiva che ha rappresentato un invito a nozze per i molti scribacchini che a forza di non usare la lingua rischiavano di vedersela atrofizzare.
Monti ci ha messo pure di sua sostenendo che noi italiani “dovremo cambiare il nostro stile di vita”. Affermazione a dir poco inquietante e che lascia presagire fosche conseguenze per i nostri portafogli. Se l’antipasto del Monti capo del governo è stata l’Imu, la nuova Ici sulle case, già tolta dal Cavaliere, è lecito aspettarsi una bella tassa patrimoniale che obbligherà molti italiani a vendersi l’abitazione e andare a vivere in orribili case di legno come è obbligato a fare il cittadino americano medio.
“L’Italia rappresenta una diga per l’euro e il lavoro che stai facendo aiuterà anche la ripresa americana”, gli ha detto l’inquilino della Casa Bianca, riferendosi al traguardo che il governo si è posto di ridurre il debito pubblico attualmente al 120%. Ma evidentemente Monti, condizionato dal più classico e deteriore provincialismo, oltre che dalla più classica sudditanza italiota, non ha obiettato al suo ex sodale di banca che semmai dovrebbero essere gli Usa a ridurre drasticamente il proprio debito pubblico che, nell’agosto 2011, grazie ad un accordo tra democratici e repubblicani, è stato alzato legalmente al 100% sul Prodotto interno lordo. Un debito che sale al 130% se si conta il debito delle comunità locali.
Il vostro debito destabilizza gli Stati Uniti, è il leit motiv di Obama e del suo scudiero al Tesoro, Timothy Geithner. E nessun europeo osa rispondergli per le rime. Il debito non preoccupa infatti gli Usa che possono permettersi di continuare a stampare dollari che vengono ancora utilizzati come moneta di riferimento negli scambi internazionali in virtù del ruolo degli Usa come prima potenza militare globale. Gli Usa inoltre hanno un debito commerciale spaventoso che nel 2011 ha toccato i 558,2 miliardi di dollari. E’ quindi Washington a destabilizzare i mercati finanziari internazionali e ad usare le speculazioni delle proprie banche per operare pressioni politiche sull’Unione europea. Per quanto riguarda l’Italia tali pressioni da tempo hanno come obiettivo le imprese italiane a prevalente capitale pubblico (Eni, Enel e Finmeccanica) che ci permettono ancora di avere una politica estera parzialmente autonoma e che per tale motivo la canaglia liberista anglofona e italiana vorrebbe privatizzare. Significativo è quindi che Monti abbia sostenuto che c’è molto da fare per rimuovere gli impedimenti strutturali che frenano la crescita, e che hanno a che fare con il potere eccessivo dei gruppi di interesse legati al potere pubblico”. Più chiaro di così.

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Trama

2018 il mondo sta per essere sconvolto da mutamenti climatici. Per sfuggire alla fine imminente l'unica soluzione e' tentare di cambiare il passato ma qualcosa non funziona e la Seconda Guerra Mondiale si trasforma nell' arena dove uomini provenienti da diverse epoche si affronteranno per creare una nuova storia che non porti l' umanita' alla sua fine. Quanto realmente avvenne si fonde con quanto avrebbe potuto avvenire dando origine ad una avventura avvincente senza un attimo di tregua. Caput Mundi e' il primo volume di una trilogia cui seguira' tra breve il secondo: Oceani.

Per saperne di piu' sulla trama  clicca quilink

 


 

Dove acquistarlo e dove trovarmi

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  • Gianni Fraschetti
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