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cultura e dintorni

Thursday 1 december 2011 4 01 /12 /Dic /2011 08:50

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Il poeta americano Ezra Pound produsse in Italia la parte fondamentale della sua opera, poetica nella forma, ma di pensiero espresso in prosa nella sostanza, ed in ciò fu anche acuto indagatore dei fenomeni monetari ed economici. Zona d’ombra affascinante, sconosciuta al pubblico ed agli accademici, i quali hanno malamente nota l’invettiva contro l’Usura nel 45° dei Cantos. Usura non di vicolo, ma delle banche universali e dei creatori del denaro. (…)
Pound scoprì – scavalcando Marx nell’indagine sul capitalismo – che il denaro è di chi lo emette perché, con tale funzione, lo addebita [mentre dovrebbe accreditarlo, n.d.r] allo Stato ed ai cittadini. Concessione deputata dallo stato da 3 secoli (fondazione della Banca d’Inghilterra, 1696), con rinuncia alla sovranità monetaria. Debito dei cittadini per titolo (il denaro) che appartiene a loro, con aggiunta del “tasso”, stabilito da banche e non dal governo statale. Osservazione da Pound manifestata a Mussolini il 3 gennaio 1933, al quale il Poeta indicò il sistema di “non far pagare le tasse ai cittadini, tassando il denaro alla Banca Centrale al momento dell’emissione”, in luogo di bollo virtuale riscosso in misura simbolica. Il Duce fu stupefatto; raccolse definitivamente le indicazioni poundiane il 23 maggio 1943, ma dopo due mesi la catastrofe italiana vanificò l’applicazione del suggerimento. (…)
Pound spinse a chiarire che il denaro che abbiamo in tasca non è nostro, ma rappresenta “debito dei cittadini verso la banca centrale”, mentre dovrebbe essere “ricchezza e credito nelle tasche dei cittadini”, secondo l’affermazione ripresa da Jefferson, padre della Patria americana.
Di seguito Giacinto Auriti rivelò che il problema – maestro Pound – deve essere ribaltato, restituendo creazione del denaro, controllo del credito e determinazione del costo (che, come in Giappone, potrebbe essere ZERO) allo Stato che i cittadini rappresenta.
Il recente dissidio(1), incomponibile, tra il Ministro italiano dell’Economia ed il governatore di BankItalia (anche per l’euro, ibrido di proprietà della Banca Centrale Europea, consorzio di banche “private” comunque non democraticamente espresse) è cardine, reso di oscura intelligibilità, del momento di crisi che viviamo. Perché il denaro è, in realtà, di banchieri estranei agli interessi dei cittadini, sempre “stranieri, senza patria”, come Pound, unico al mondo, osservò, pagando di persona con 13 anni di manicomio criminale nella propria patria, la rivelazione.

Antonio Pantano  (Articolo pubblicato il 26 febbraio 2004 sul quotidiano “ROMA” di Napoli).

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Wednesday 30 november 2011 3 30 /11 /Nov /2011 17:52

"Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, dove basta spostare la macchina da presa di pochi centimetri perché tutto cambi." (Vittorio De Seta).


E' morto all'età di 88 anni,  nella tenuta materna di Sellia Marina, in provincia di Catanzaro,  dove viveva dagli anni Ottanta, il regista Vittorio De Seta.

 Nato a Palermo il 15 ottobre 1923, dopo aver frequentato a Roma la Facoltà di Architettura interrompe gli studi universitari per dedicarsi al cinema lavorando negli anni Cinquanta  come secondo aiuto regista di Mario Chiari  per un episodio del film Amori di mezzo secolo e come aiuto regista di Jean-Paul Le Chanois in Vacanze d'amore. 

Solo successivamente si dedica all'attività di sceneggiatore e documentarista realizzando documentari sulla Sicilia e sulla Sardegna, selezionati e raccolti nel 2008 sotto il titolo Il mondo perduto: I cortometraggi di Vittorio De Seta 1954-1959, momenti preziosi del cinema italiano e della storia d'Italia, che De Seta ha saputo cogliere con un linguaggio filmico essenziale e forte. 

Una di queste opere, Isola di fuoco, ambientato nelle Eolie, vinse il premio come migliore documentario al festival di Cannes del 1955. 

Vengono poi  Lu tempu di li pisci spata , a Surfarara ,  Un giorno di BarbagiaPastori di Orgosolo, tutti cortometraggi di grande umanità e dal taglio fortemente socio-antropologico. 

E' con il suo primo lungometraggio a soggetto, Banditi a Orgosolo , che il linguaggio filmico di De Seta si fa ancora più intenso, attraverso la storia di un pastore che si fa bandito a causa di una serie di circostanze drammatiche. Interpretato da autentici pastori sardi,  il film ricevette il premio “Opera prima” alla Mostra del cinema di Venezia del 1961. 

Banditi a Orgosolo segna per il regista la fine di un periodo e l'inizio di una nuova fase creativa, intrapresa con  Un uomo a metà (1966), un'opera   che si discosta dal periodo  documentarista per sperimentare percorsi più intimisti.  Il film infatti  è  la narrazione in chiave psicanalitica di un intellettuale  in  crisi, Michele (interpretato da Jacques Perrin) , incapace di scrivere e di riannodare i fili della propria esistenza.

Girato senza un copione, il film, largamente autobiografico, si annoda attorno all’opera complessa e solitaria dell’elaborazione psicoanalitica, rappresentata attraverso una narrazione che procede circolarmente e senza continuità tra passato e presente, tra sogno e realtà, all’interno dello spaziotempo interiore di Michele , seguito dalla camera tra primissimi piani, continui stacchi, inquadrature originali utilizzando tecniche inedite per l’epoca.

Il passaggio dalla dimensione collettiva della prima fase all'intimismo della crisi individuale percorre anche  L'invitata (1970), film che mette in scena la crisi coniugale di una coppia senza urla ed isterismi ma attraverso una raffinata analisi dei sentimenti e l’ intelligenza del dettaglio.   

Nel 1972 De Seta  realizza per la Rai Diario di un maestro , in cui la vita quotidiana di un maestro elementare si fonde con quella della borgata romana in cui insegna, per tornare al cinema, dopo una lunga pausa, con Lettere dal Sahara , presentato alla Mostra di Venezia nel 2006.

L’ultima fatica di De Seta racconta il viaggio verso l’Italia di un ragazzo senegalese, Assane, deciso ad affrontare i pericoli e le incognite della clandestinità pur di cambiare il proprio destino.  

Cinema impegnato e serio che racconta  di un’Italia in cui le leggi e il razzismo sempre vivo non contribuiscono ad affrontare questioni urgenti come l’ immigrazione e l’orizzonte di una società multietnica. 

Un film con luci ed ombre ma onesto ed intenso, come  onesta ed intensa è la carriera di questo uomo sensibile, timido e tormentato che ha contribuito a fare grande il cinema italiano.

 

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Trama

2018 il mondo sta per essere sconvolto da mutamenti climatici. Per sfuggire alla fine imminente l'unica soluzione e' tentare di cambiare il passato ma qualcosa non funziona e la Seconda Guerra Mondiale si trasforma nell' arena dove uomini provenienti da diverse epoche si affronteranno per creare una nuova storia che non porti l' umanita' alla sua fine. Quanto realmente avvenne si fonde con quanto avrebbe potuto avvenire dando origine ad una avventura avvincente senza un attimo di tregua. Caput Mundi e' il primo volume di una trilogia cui seguira' tra breve il secondo: Oceani.

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  • Gianni Fraschetti
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