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.Quegli africani che hanno manifestato contro Ramelli e contro la sua memoria...Che pena...

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Oggetto di polemiche e contestazioni, ieri si è finalmente svolta la manifestazione in ricordo di Sergio Ramelli, Carlo Borsani ed Enrico Pedenovi.

Come era prevedibile, la manifestazione descritta dai media come neofascista, neonaziasta o di “estrema destra”, si è svolta nel migliore dei modi. Più di 2000 persone hanno sfilato silenziosamente, come avviene dal 1997, da Piazzale Susa a viale Paladini, salutando con un fragoroso presente i martiri dell’odio antifascista.

 

Nonostante sia la prima volta in cui questa manifestazione raggiunge numeri così elevati, sintomo che il popolo italiano si sta lentamente risvegliando, la vera novità di quest’anno è stata un’altra: la contromanifestazione antifascista dal titolo “nazisti no grazie”.

Non è una novità che la sinistra antifascista non promuova mai iniziative propositive ma sempre contro qualcuno o qualcosa. In questo caso, per chi non avesse ben chiara la situazione, la “sinistra antagonista” ha chiamato a raccolta tutte le sue truppe per manifestare contro la memoria di Sergio, un povero ragazzo che, macchiatosi della colpa di aver scritto un tema in cui contestava l’operato dei terroristi delle brigate rosse, venne ucciso barbaramente a colpi di chiave inglese, di Carlo Borsani, medaglia d’oro al valore militare, catturato e giustiziato alla fine della guerra nonostante fosse cieco e invalido, e di Enrico Pedenovi, trucidato vilmente da tre uomini armati mentre si recava proprio alla commemorazione della morte di Ramelli.

Per questa “contromanifestazione”, gli organizzatori avevano dichiarato di aspettarsi almeno 5000 persone, mentre invece, con loro grande frustrazione, i partecipanti sono stati tra i 600 e i 700. Per dare un idea di quanto sia stata ridicola la situazione, basti pensare che erano più i poliziotti inviati dalla questura per contenere i manifestanti che i manifestanti stessi.

L’antifascismo, quello rancoroso e sterile, quello sempre distruttivo e mai propositivo, quello che raccoglie “militanti” tra la feccia del nostro paese, a Milano ieri è morto.

Con il passare del tempo evidentemente, la base militante della sinistra sana, quella delle lotte sindacali, del corporativismo e delle socializzazioni, si è resa conto di non aver nulla a che fare con i temi della “nuova sinistra” progressista, mondialista e sostenitrice della finanza internazionale.
Per avere una conferma di questo basta guardare la composizione della manifestazione di ieri. Tra i 700 presenti nel corteo antifascista si vede chiaramente, anche dalle foto, che circa la metà dei manifestanti sono immigrati africani.
Un immigrato africano che partecipa ad una manifestazione antifascista è un po come una ragazzina di 15 anni con capelli viola e anello al naso che manifesta per l’indipendenza del Tibet: non conosce la realtà storico-politica tibetana e probabilmente non sarebbe nemmeno in grado di individuare il Tibet su una cartina geografica.

La verità sulla presenza di questi soggetti alle manifestazioni di sinistra la sappiamo tutti: quei poveri extracomunitari sono ospitati nei centri sociali e ricattati a pena di tornare a vivere in strada, per partecipare alle manifestazioni. I dirigenti di quell’area politica hanno intuito con largo anticipo che le loro idee impopolari e prive di qualsivoglia fondamento logico avrebbero fatto gradualmente sempre meno presa sulla base militante e per questo hanno iniziato a sfruttare gli immigrati disperati garantendogli vitto e alloggio in cambio della presenza.

Tuttavia, a mio modesto parere, questa è da considerarsi una nota positiva. Quando la metamorfosi sarà completa e dai ranghi della sinistra si allontaneranno persino quei vecchietti rancorosi che credono ancora negli antivalori dell’antifascismo, lasciando gli immigrati soli a manifestare, sarà chiaro a tutti gli italiani da che parte stare.

 

Fonte:http://www.blogdln.it/2014/04/30/quegli-africani-che-hanno-manifestato-contro-la-memoria-di-sergio-ramelli/#

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