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(Gianni Fraschetti) - L’opera di disinformazione, capillare e scientifica, compiuta dalla stampa italiana, con il Tg di Mentana burbanzosamente in prima fila, non ha precedenti nella storia della manipolazione della notizia. Tutti si sono affannati a sostenere, o a lasciare intendere,  che l’accusa di omicidio nei confronti del nigeriano squartatore di Macerata e del suo connazionale spacciatore di eroina era caduta. Ritirata, scomparsa, e appariva luminosa una nuova verità, più confacente al mondo politicamente corretto del quale questi pennivendoli  sono prezzolati custodi e cantori.

“La poverina è morta di overdose e il GIP ha lasciato cadere l’accusa di omicidio nella convalida di arresto”, hanno cinguettato felici i mezzibusti, con il loro decano Mentana in orgogliosa prima fila.

Con questa falsità, buttata lì senza aggiungere altro e soprattutto senza spiegare nulla, hanno distorto la realtà delle cose, favorendo una presentazione mediatica meno repellente del nostro Hannibal Lecter nigeriano, e ciò a tutto discapito di colui che doveva occupare la prima pagina per essere linciato: Traini.

Ammesso che tale istituzione abbia ancora un senso, dovrebbero essere cacciati a calci in culo dall’ordine dei giornalisti, perché le cose non stanno così e loro hanno mentito e omesso sapendo bene quel che stavano facendo.

Il GIP ha momentaneamente cassato l’omicidio solo ed esclusivamente dal dispositivo di  convalida di arresto. Il vilipendio del cadavere era palese e dunque per quale motivo avventurarsi su un sentiero ancora scivoloso e prestare il fianco al tribunale del riesame?  Il vilipendio di cadavere, in quella forma bestiale, bastava e avanzava per tenere lo squartatore in gabbia, ma l’omicidio non è scomparso, come l’astuto Mentana e i suoi sodali hanno lasciato intendere, esso  è infatti rimasto nel registro dei reati nel quale il nigeriano è iscritto insieme al suo complice.

C’è entrato in un lampo con l’ iscrizione “omicidio” (oltre al resto), non appena è stata pronunciata la parola “overdose”. Come sempre accade nel rapporto spacciatore/consumatore che finisce male per quest’ultimo. Ossia quando il consumatore muore. E allora la morte diviene un reato (l’omicidio) causato da altro reato (lo spaccio). E su quel registro rimarrà fino a conclusione delle indagini che appureranno le reali cause della morte. Il RIS alla fine ne verrà a capo, certo non lo fermerà qualche litro di candeggina, e a quel punto potranno verificarsi due ipotesi, o viene confermata l’overdose, o verrà accertato il decesso per altre cause. Ma ne parleremo a tempo debito. Comunque, in ogni caso, per il nostro amico nigeriano e per il suo compare, non finirà con una pacca sulle spalle, come paiono suggerire le parole di molti giornalisti che dovrebbero vergognarsi anche di stare al mondo e di rubare aria preziosa ad altri esseri umani. Nel frattempo Innocent resta in galera, con la più che realistica prospettiva di rimanerci a lungo, sempre che gli altri detenuti non decidano altrimenti. E ci siamo capiti.

 

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