di Gianni Fraschetti -
Mentre i media si arrabattano per tentare di mitigare la forza dirompente di un popolo in rivolta in quasi tutte le città metropolitane, la bella favoletta che aveva attraversato la storia d'italia del dopoguerra, ovvero che le buone amministrazioni sono solo quelle di sinistra con i loro sindaci santi, esplode andando in mille pezzi.
Da Pisapia a Milano, a Merola a Bologna, a Doria a Genova, a De Magistris a Napoli, di santi non ce ne sono proprio. E non ce ne sono mai stati, a pensarci bene. Prendiamo Roma, passata dalle mani dei Darida, dei Carraro, degli Argan e dei Petroselli, dei Sindaci del Laurentino 38 e di Corviale, eletti dai consigli comunali, per finire con quelli eletti dal popolo, Ciccio Bello Rutelli, Veltroni e Alemanno, senza che l'andazzo cambiasse, fino a toccare il fondo con Marino.
Marino il genovese, quello che c'è ora, che stravinse allora la sfida elettorale e oggi sta trionfando in quella dell'incapacità con quel Gianni Alemanno che passerà alla storia come l'incapace più incapace che Roma abbia mai conosciuto. Talmente incapace da essere stato letteralmente asfaltato da uno più incapace di lui. Talmente incapace che dovrebbe avere il buon gusto e l'intelligenza umana e politica (qualità totalmente estranee alla sua personalità) di ritirarsi in buon ordine e non farsi più vedere.
Invece gira, con quel sorrisino irritante stampato in faccia, convinto che l'imminente tracollo del suo "trombatore" costituisca una rivalutazione postuma del suo operato. Non è così e lo capirebbe anche un imbecille, ma non lui. In compenso, se continua a farsi vedere per Roma, finirà solo col costituire un serio problema per la Meloni che si accinge a tentare di riconquistare la Capitale.
Ma non è di Roma che voglio parlare, comunque, ma di Carrara. I fatti di Tor Sapienza hanno inevitabilmente finito con lo oscurare ogni altra notizia e le immagini degli abitanti del quartiere romano hanno sovrastato ogni altra. Peccato, perchè se quella di Marino era la cronaca di una morte annunciata fin dal suo insediamento, avvenuto solo per manifesta incapacità del rivale, a Carrara è avvenuto di molto peggio per l'aureola di santità delle amministrazioni di sinistra che in questa cittadina della Toscana governano dal dopoguerra senza soluzione di continuità.
Dopo l'ennesima alluvione, dopo che nulla era stato fatto, dopo che gli argini hanno ceduto ancora una volta, i cittadini infuriati hanno dato l'assalto al Comune, hanno travolto le forze dell'ordine e hanno inseguito il Sindaco che si è sottratto a stento alla loro furia. Scene di altri tempi, magari degli anni '20, quando l'Italia bolliva al fuoco della sovversione rossa e della imminente rivoluzione nazionale. Scene ben peggiori dei quattro sassi contro il centro clandestini e i quattro cassonetti incendiati di Roma.
A Carrara è stato un fiume in piena che ha costretto a una fuga precipitosa il primo cittadino che stava parlando alla folla dalla scalinata d'ingresso del Comune. In quella fuga per salvarsi la ghirba, rapido e con la coda tra le gambe, c'è tutta la morale della vicenda italiana...quando il popolo s'incazza sul serio questi scappano a gambe levate...Meditate gente, meditate
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