Il 28 ottobre 1921, nel corso di una suggestiva cerimonia, una donna, una popolana, di nome Maria Bergamas - madre del volontario triestino Antonio Bergamas, caduto e mai più ritrovato - fece la scelta fra undici bare. Passò davanti alla prima bara, si soffermò alla seconda, andò oltre e giunse di fronte alla penultima, cadde spossata ed in ginocchio abbracciò quel feretro chiamando il figlio caduto per nome. Così venne scelta la salma del caduto che rappresenterà il “Milite Ignoto“ che riposerà per sempre a Roma, all'Altare della Patria. Le altre dieci salme vennero poi sepolte nella terra consacrata di Aquileia.
Maria Bergamas, che rappresentò in quel contesto tutte le madri, le spose e le donne d'Italia, quando anni dopo morì, venne sepolta in quella stessa terra, per riposare, per sempre, con i "dieci militi ignoti".
La salma del Milite Ignoto venne rinchiusa in una seconda cassa di zinco e in una terza di quercia. I simboli che la ricoprirono furono: una bandiera, un elmetto ed un fucile.
Venne posta sull’ affusto di cannone e trasportata ad un vagone ferroviario appositamente predisposto ed ornato di fiori. Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima, attraverso campagne, paesi e città, in modo tale che fermandosi lungo il percorso ed in ogni stazione permise alla popolazione di renderle onore. Furono molti gli Italiani che attesero, pazientemente per ore, il passaggio del convoglio per poter rendere onore al caduto. Per tutto il tragitto, tra due ali di folla...
Il 3 novembre, il treno arrivò nella Stazione Centrale a Roma. Ad attenderlo, il Re, la famiglia reale e le più alte autorità dello Stato. Dodici decorati di medaglia d’oro trasportarono la salma all’esterno della Stazione, la deposero su un affusto di cannone e venne trasportata all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli dove fu salutata da un bagno di folla e vegliata dai commilitoni e da tanti semplici cittadini.
Il viaggio del feretro del “Milite Ignoto“fu un evento che scatenò un’inattesa ed eccezionale partecipazione popolare spontanea: le folle ammassate nelle stazioni ferroviarie, le donne piangenti chinate lungo i binari, tanta gente che in silenzio pregava con dignità i loro cari mai tornati. E poi tanti bambini e tanti giovani che lungo la ferrovia lanciavano fiori al passaggio del convoglio.
Il 4 novembre 1921, tra il suono di tutte le campane di Roma, il corteo lasciò la basilica di Santa Maria degli Angeli e, lungo via Nazionale, raggiunse Piazza Venezia in un tripudio di popolo. Tolto dall'affusto di cannone e portato a spalla da Medaglie d'Oro al V.M., salì al Vittoriano e sostò davanti al sacello aperto sotto la statua della Dea Roma mentre le bandiere di guerra di tutti i reggimenti resero onore.
Dopo il rito della sepoltura, venne letta la motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. concessagli alla memoria: "Degno figlio d'una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruenti battaglie e cadde combattendo, senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria". Il Re stesso inchiodò sul coperchio della bara la Medaglia con un martello d'oro.
Ad inumazione ultimata la lastra chiuse il sacello. Su di essa, in latino, per sempre, l’epigrafe riporta la scritta "IGNOTO MILITI", e le date MCMXV e MCMXVIII, l’anno di inizio e l’anno della fine del conflitto. Nel corso degli anni Trenta il feretro del Milite Ignoto venne traslato nella cripta interna del Vittoriano, denominata Sacello del Milite Ignoto, dove tutt’ora si trova. Parti della cripta e del sepolcro sono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne teatro degli scontri della prima guerra mondiale (tra cui il Grappa e il Carso).
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