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Una nazione che ha un unico scopo: essere politicamente corretta
Non importa quante cose non funzionino in Italia. Poco male se non c’è lavoro, se siamo in deflazione, se siamo un paese di vecchi, se i giovani che valgono devono scappare all’estero…

di N.P.

Finalmente ci siamo resi conto di ciò a cui ambiscono tutti gli italiani. Qual è il primo pensiero in mente delle mamme di tre figli con marito operaio monoreddito quando si alzano la mattina, a cosa pensano gli anziani con pensione sociale quando pagano le bollette della luce o, se hanno la fortuna di possedere una casetta, sono chiamati a versare la Tasi. Abbiamo infine compreso a cosa mirano i giovani laureati, quando usciti dall’università magari con il massimo dei voti si sentono offrire un posto part time a tempo determinato in un call center, e anche a cosa aspirano i giovani che laureati non sono e che un lavoro lo cercano pure loro senza avere la speranza di sentirsi offrire alcunché. Insomma, a farla breve, gli italiani tutti, uomini, donne, bambini e anziani hanno un’unica vera ambizione, un unico desiderio che li accomuna tutti e che se fosse soddisfatto li renderebbe talmente lieti da non dover agognare null’altro: essi vogliono, anzi pretendono, una nazione politicamente corretta.

Talmente politicamente corretta che sembra di leggere Robert Hughes in uno dei suoi libri cult, quel “La cultura del piagnisteo” che davvero spiega l’ossessione per i diritti civili e l’esaltazione vittimistica delle minoranze come meglio non si potrebbe. Così eccoci tutti compatti a cercare di arrivare lì dove nessuno è mai arrivato prima, anche oltre la logica, l’intelligenza, l’istinto e la nostra stessa volontà. Eravamo un popolo immemore, siamo diventati i più attenti di tutti alle sfumature che, dai e dai, ormai rappresentano la nostra unica ambizione. Alcuni esempi? Quanti ne volete… a cominciare dal nostro presidente della Camera, signora Laura Boldrini. Lei detesta, nel senso pieno del termine, che ci si rivolga a lei definendola “il presidente” ed esige di essere chiamata “la presidente” della Camera, come se la prima formulazione sia una sorta di attentato alla sua stessa natura di donna.

Allo scopo, in un periodo di spending review, LA Presidente (scusate ma abbiamo timore delle ritorsioni!) ha fatto cambiare tutta la carta intestata che c’era negli uffici, proprio per modificare quell’articolo da il a la, assolutamente essenziale per la democrazia nell’Italia di inizio millennio, e il benessere degli italiani e suo. E via di questo passo, fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando il presidente di una squadra di calcio di serie A, Ferrero della Sampdoria, ha commesso quello che a livello planetario è stato considerato un vero attentato al buon nome della nazione, un’onta da lavare immediatamente e per questo i solerti, onesti, utilissimi, bravissimi, sottostimati e intelligenti membri della nostra Figc, si stanno per riunire in conclave. Ma cosa è accaduto? Qual è stato il mortale peccato?

Presto detto, lo stolto presidente della Sampdoria – che per altro tifa Roma, ma non importa – raccontando di alcune diatribe di cui era a conoscenza, verificatesi in casa Inter tra l’attuale presidente Thohir e il presidente precedente, Moratti, avrebbe detto mentre suggeriva a Moratti di non lasciare l’Inter al nuovo arrivato: “… caccia via quel filippino!” FILIPPINO! Ha dato del filippino a un indonesiano! E come se non bastasse, il tutto subito dopo la fine di una trasmissione televisiva, quindi facendosi beccare dai vari microfoni accesi. Quindi, la voce si è sparsa e, a mano a mano che la gente veniva a sapere, l’indignazione popolare è montata irrefrenabile. I Disoccupati Organizzati napoletani hanno abbassato le loro insegne e alzato striscioni con scritto “Morte al razzismo di Ferrero”, e hanno sfilato mettendo a ferro e fuoco tutto Posilippo insieme a un gruppo di black bloc e, tra l’altro, mangiandosi ogni sfogliatella trovata sul cammino senza fare una onesta selezione tra i locali gestiti da italiani, quindi da poter saccheggiare a piacere, e quelli di extracomunitari, da non importunare per nessuna ragione. A Roma, il sindaco Marino, abbandonate le velleità riguardo ai matrimoni gay, ha deciso di concedere la nazionalità italiana, casa popolare a piazza Navona (se finiscono a piazza Navona pazienza, Roma è piena di belle piazze) e pensione d’oro a ogni indonesiano – Thohir è nato a Jakarta – che desideri ottenere questi modesti benefici, in barba a leggi e regolamenti. All’expo di Milano hanno immediatamente eliminato il padiglione dedicato alle Filippine e sostituito anche quello italiano con padiglioni indonesiani e, in ultimo, tutti i collaboratori domestici provenienti dalle Filippine sono stati licenziati in tronco perché, adesso è chiaro per tutti, dare del filippino a qualcuno è razzismo puro. Ma anche se uno è filippino davvero? Certo che sì! Non si fanno eccezioni...

Dunque, in tutto questo, la nazione è con il fiato sospeso e non per scoprire se anche da noi ci siano contagiati da Ebola visto gli ingressi clandestini che abbiamo dall’Africa, ma per sapere il prima possibile quale sarà la pena per Ferrero e se al presidente della Samp verrà chiesto di flagellarsi direttamente sulla pubblica piazza o potrà farsi del male nell'intimità di casa sua, naturalmente sotto la supervisione di un'apposita commissione statale varata allo scopo.

Nell’attesa di sapere, c'è però una domanda serpeggia, sebbene appena sussurrata, tra la gente dell'Italia comune: ma quando danno degli “italiani” a noi, è ugualmente razzismo?

Fonte: http://www.quotidianogiovanionline.it/ApprofondimentoPoliticaSociet/Esploso/10123/Una-nazione-che-ha-un-unico-scopo-essere-politicamente-corretta

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