di Gianni Fraschetti -
Non appena scoppiata la infame vicenda politico-malavitosa di Roma un altro evento è avvenuto sotto i nostri occhi, ma non tutti, forse, se ne sono accorti. La Meloni, che almeno una uscita alla settimana prima la rimediava sui talk politici delle varie reti, è improvvisamente scomparsa dal piccolo schermo e al suo posto è comparso Alfio Marchini, imprenditore capitolino, una famiglia di costruttori storicamente vicina al vecchio PCI, ed esponente di quel generone romano che il buon Andreotti racchiudeva ecumenicamente sotto la denominazione di "palazzinari". Che nel caso in questione, però, appare assai riduttiva.
Look alla Ridge (quello di Beautiful per capirci), ha 49 anni ed è separato con cinque figli. La sua ex suocera, Franca Ferruzzi, fa parte di una delle famiglie storiche del capitalismo italiano. Anche la famiglia Marchini ha una storia di non poco conto nell'intreccio bestiale tra affari e politica consolidatosi a Roma dopo la fine della guerra. Qualche anno fa il settimanale Il Mondo scriveva che, assieme ai Caltagirone, i Marchini da quarant’anni si spartiscono i grandi affari immobiliari della capitale.
L’edilizia è la colonna portante dell’impero di famiglia, che viene controllato dalla Astrim, una holding, cioè una società creata per controllare altre società. Alfio, o se preferite "Arfio", detto alla romana, è diventato amministratore delegato della Astrim nel 1990, quando aveva 25 anni. Ne ereditò la guida dopo la morte del nonno, soprannominato a Roma “Calce e Martello”, per via della sua vicinanza al partito comunista.
La famiglia Marchini è considerata tradizionalmente vicina al PCI e suoi succedanei. Il nonno Alfio fu un partigiano comunista dei GAP e insieme al fratello Alvaro costruì e donò al Partito Comunista la sede di via delle Botteghe Oscure a Roma. Il Corriere della Sera descrisse il nonno come un “comunista romano”, cioè cattolico e vicino alla Chiesa.
Anche il nipote Alfio, sempre secondo il Corriere, sarebbe vicino all’Opus Dei e amico di Rocco Buttiglione. Di sicuro c’è che una ventina di anni fa investì nel Sabato, il settimanale di CL chiuso nel 1993, e ne nominò direttore proprio Buttiglione.
Tutto ciò senza però dimenticare i legami di organicità al suo mondo di provenienza. In un palazzo di sua proprietà ha sede la fondazione Italianieuropei, presieduta da D’Alema, e di cui fino al 2008 Marchini era consigliere di amministrazione.
Nel 1997, quando D’Alema era segretario del PDS, Marchini investì per breve tempo anche nel quotidiano del partito, l’Unità. Nel 1994 venne nominato consigliere d’amministrazione della RAI in quota centrosinistra, ma anche sul versante della finanza le sue amicizie e i suoi contatti sono numerosi. Marchini è stato per qualche tempo membro del CdA di Banca di Roma – poi Capitalia e oggi parte di Unicredit – dove venne chiamato da Cesare Geronzi, uno dei più importanti personaggi della finanza italiana. Una quota della holding Astrim è posseduta dalla Mittel, una società presieduta da Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo – e altro personaggio molto importante della cosiddetta “finanza cattolica”.
Ma secondo molti giornalisti e commentatori, l’amicizia più importante per la sua corsa a sindaco di Roma sarebbe quella con l’immobiliarista, esponente dell’altra dinastia di palazzinari romani, Francesco Gaetano Caltagirone. I due hanno partecipato assieme ad alcune operazioni finanziarie in Spagna e sono soci dentro Acea, l’azienda che gestisce il servizio idrico di buona parte del Lazio, ma sono anche personalmente amici. Ricordiamo ai più distratti che Caltagirone è il padre di Azzurra, moglie di Pierferdinando Casini. E così il cerchio si chiude.
Parliamoci chiaro, "Arfio" tutto appare e soprattutto è, tranne che comunista, nemmeno vagamente, e non è riferibile a una sinistra (se ancora esiste) minimamente connessa e coinvolta nella reale difesa dei più deboli. E' l'equivalente maschile di una finta bionda pariolina. Ancora belloccio e in perfetta forma fisica nonostante cominci a essere "stagionatino", appare la perfetta sintesi tra i corposi interessi che rappresenta, la nuova idea di Pd incarnata da Renzi e il candidato perfetto che tanto piace al Cavaliere. Insomma, se già vi fosse il "partito della nazione", quell'immonda marmellata che ronza nelle teste del leader di Pd e Fi, ne sarebbe l'espressione più genuina.
Il vero prodotto finale del brodo consociativo. Il bollito perfetto. Ma ahimè per loro, il "partito della nazione" non ha ancora visto e forse non vedrà mai la luce e allora, alla fine, Marchini è solo un candidato perdente e come tale non potrà che essere il candidato di Berlusconi. Un candidato a perdere, perchè alla fine Marchini non va bene per nessuno. Non al centrosinistra, che ha la necessità assoluta di recuperare voto popolare e non può certo pensare di farlo presentando un fighetto giocatore di polo, e nemmeno al centrodestra, che ha la sua candidata vincente già pronta in casa.
Tutto ciò ovviamente se si giocasse pulito e se vi fosse a destra la spietata volontà di vincere travolgendo tutto e tutti. Ovvero quello che non c'è e non c'è mai stato, e la bella addormentata nel bosco, quella Giorgia Meloni che dalla nascita di Fratelli d'Italia pareva vivere una dicotomia insanabile tra la necessità di fare qualcosa e i suoi dubbi amletici, stavolta se n'è accorta per tempo e improvvisamente, con l'arrivo dei primi freddi (e di Marchini su tutte le reti televisive) si è risvegliata dal torpore che l'attanagliava paralizzandola e ha fatto ciò che andava fatto.
Ha parlato chiaro, con somma gioia di tutti coloro che fremevano nel vedere dipanarsi la vecchia e abusata storia del solito esponente della società civile. Una vicenda alla Borghini per intenderci, tanto per ricordare uno dei più bei successi della destra romana, che fa ancora male solo a evocarla. Dunque la ragazza, nell'ordine, ha annunciato la sua candidatura a Sindaco di Roma, fregandosene dei deliri senili del Cavaliere e delle trame delle sue badanti, e ha messo "in ponte" Salvini chiedendogli esplicitamente cosa intende fare da grande. Con ciò evitando a un tempo di dovere attendere una inopportuna legittimazione leghista alla sua candidatura "romana de roma" e il dover passare attraverso il tritacarne berlusconiano della composizione di una coalizione di centrodestra con dentro tutti. Ovvero dalle truppe di Alfano (e quindi Casini e quindi Caltagirone e quindi Marchini) alle liste civiche. Ovvero la ricetta ideale per essere uccisa dal veleno e dagli stiletti degli alleati e perdere prima ancora di combattere.
La Meloni ha capito che il capolinea, il suo capolinea, era dietro l'angolo e non ha dormito stavolta, anzi, è stata addirittura napoleonica nella fulmineità con la quale si è mossa prendendo un metro di vantaggio su tutti. Il suo messaggio ad amici, finti amici, alleati, traditori e avversari non potrebbe essere più chiaro...io vado, le salmerie seguiranno...se vorranno seguire. Altrimenti candidatevi Marchini o chi volete voi, poi vediamo come va a finire...E ricordatevi che col doppio turno, con chi vi fate l'estate poi vi farete anche l'inverno...
Da parte nostra siamo sicuri Berlusconi non la seguirà lungo questa strada, perchè la ragazza, ora che ritrovato il coraggio che pareva avere smarrito, appare fin troppo vincente per i suoi gusti e alla fine anche la Capitale, per lui, rientra in un discorso più grande, che passa essenzialmente per la difesa dei suoi interessi imprenditoriali e giudiziari e se ...Parigi val bene una messa...Roma ne vale anche due, di messe in quel posto al povero popolo di centrodestra.
E allora forza Giorgia, la parte più difficile, staccarti da questi miserabili, l'hai fatta, adesso comunque andranno le cose il nemico lo hai solo davanti a te. E di questi tempi non è poco.
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