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i pifferi della montagna
i pifferi della montagna

(Gianfrasket) - I militanti del Centro sociale Dordoni avevano chiamato a raccolta gli antifascisti da tutta Italia e anche dall’estero, per la manifestazione di sabato 24 gennaio a Cremona contro la locale sezione di CasaPound. Il corteo degli antifascisti ha sfilato con caschi e bastoni, lanciando fumogeni, bombe carta e altri oggetti verso la polizia in tenuta antisommossa. I manifestanti hanno tentato di assaltare la sede di Casa Pound.

Ci racconta il Corriere della Sera: “Gli scontri sono proseguiti in via Dante, dove alcune auto sono state date alle fiamme; ferito lievemente un ufficiale dei carabinieri. In via Dante e viale Trento e Trieste sono state prese di mira le filiali di alcune banche, le cui vetrate sono state distrutte. Gli antagonisti si sono poi diretti verso la sede del Comando di polizia locale, in piazza Libertà, e ne hanno preso d’assalto la facciata con spranghe e cartelli stradali divelti. Hanno provocato grossi danni e distrutto le vetrate, ma non sono riusciti ad entrare. Si sono diretti poi alla stazione per prendere il treno per Roma, sempre ‘blindati’ dalla polizia”.

È stata inoltre assalita la caserma della polizia locale (all’indirizzo della quale è stata lanciata una bomba carta), e accerchiata quella dei carabinieri, due feriti (codici gialli).
Al corteo erano presenti delegazioni di Rifondazione, Sel, Usb e Anpi, e manifestanti dell’area della sinistra da tutta Italia. Vista la malaparata, Pontiggia e Galletti, del Pd, fanno sapere: “Non stiamo partecipando alla manifestazione. Abbiamo portato un saluto alle forze democratiche”.
In serata, il Pd a firma dello stesso Roberto Galletti (segretario cittadino del Pd di Cremona) e di Matteo Piloni (segretario provinciale del Pd di Cremona) diramerà il seguente comunicato in cui si “condanna con forza anche queste violenze e i suoi responsabili”. Anche Anpi, Cgil e Arci hanno preso le distanze dalle violenze, in una sagra tutta italiana dell'ipocrisia che ci ha riportato a sapori antichi. Alla cara, vecchia abitudine di lanciare la pietra e nascondere la mano.

Di sicuro costernata e indignata per l’esito della manifestazione è la cittadinanza di Cremona.
Le violenze commesse dai manifestanti sono state raccontate in modo piuttosto singolare da alcuni media, secondo uno stile anni '70 riesumato per l'occasione. Per esempio da L’Internazionale, che ha scritto: “Momenti di tensione tra le forze dell’ordine e il corteo antifascista a Cremona, quando la testa della manifestazione è stata presa da alcune persone vestite di nero che indossano caschi e impugnano bastoni”. Per queste testate, quindi, esistono i manifestanti, i militanti, gli antifascisti, e poi esistono delle misteriose persone vestite di nero che sbucano da chissà dove e nell’indifferenza generale possono prendere la testa di un corteo di duemila persone e far partire la guerriglia. Si vede che scrivere “Manifestanti antifascisti mettono a ferro e fuoco Cremona” sembrava indelicato.

Per comprendere meglio la situazione, però, bisogna fare un salto ancora più indietro. È il 4 maggio 2013 quando CasaPound apre a Cremona. Il centro sociale Dordoni, fiero baluardo di democrazia e libertà nella cittadina lombarda, scende subito sul piede di guerra. Nei video della manifestazione del centro sociale nel giorno dell’apertura si capisce subito quela è il taglio che i difensori della nostra Costituzione vogliono dare alla vicenda. Si vedono infatti spranghe, caschi, e volti travisati, nonché un signore di una certa età che aizza i ragazzini al megafono, lanciando i cori “...Le sedi dei fascisti si chiudono col fuoco, ma coi fascisti dentro, sennò è troppo poco...”. E anche “...facciamogli sentire il legno sulla testa...”. A quella manifestazione parteciperà anche Emilio Visigalli che avrà modo il 18 gennaio di sentirlo lui il legno sulla testa. E pare che gli abbia fatto anche male.

Questo è il contesto in cui si inquadrano poi i fatti successivi. Cosa è successo, dunque, otto mesi dopo? I militanti del Dordoni denunciano un vero e proprio assalto premeditato al Centro sociale in cui loro erano presenti per fare le pulizie (si sa, questi ragazzi hanno una vera fissazione per l'igiene, basta guardarli per capirlo). “Intorno alle 18 l’assalto prima da parte di un gruppo di 10 fascisti, raggiunti poco dopo da altri 40 vigliacchi sbucati dalla via vicina al Dordoni”, è la cronaca che si legge nel sito vicino agli antagonisti, infoaut.

La storia dell’attacco in due tempi non verrà ripetuta sempre. Le versioni sono infatti diverse e in altre occasioni si parlerà direttamente di 50 o addirittura 60 fascisti che in blocco attaccano lo spazio occupato anche se, a regola di bazzica, in 60 armati contro 8 indifesi, avrebbe dovuto essere una carneficina. E invece no, i “fasci” infatti avrebbero sì ferito gravemente il prode Visigalli, ma avrebbero lasciato pressoché illesi gli altri e non avrebbero toccato il Centro sociale. Valli a capire sti' fascisti...

Oppure, secondo quanto dichiarato da altri appartenenti al Dordoni al Corriere della Sera, che nell'occasione pare tornato ai fasti della indimenticabile Giulia Maria Mozzoni Crespi, quando era più a sinistra del bollettino di Potere Operaio, sarebbero stati i militanti del Centro sociale per primi a essersi recati allo stadio Zini di Cremona per “restituire” ai militanti di Cpi degli adesivi trovati vicino alla loro sede. In questa seconda versione i militanti del centro sociale cominciano ad ammettere di essere andati a cercare i militanti di CasaPound, magari per trovare un altro Sergio Ramelli cui "...far sentire il legno sulla testa..."

E infatti, secondo la versione di CasaPound, quando i ragazzi di Cpi, loro sì sette o otto e disarmati, dopo la partita, sono usciti dallo stadio e sono andati a prendere le macchine al parcheggio, si sono trovati di fronte una decina di attivisti, con caschi, fazzoletti sul volto e manici di piccone.
Ne nasce un violento scontro in cui ha la peggio il buon Visigalli, che, a 50 anni suonati, non aveva ancora messo la testa a partito e continuava a fare il bullo per strada. C’è anche un ferito di Casa Pound, che riporta 20 punti di sutura alla testa.

Il che la dice lunga sul fatto che quelli del Dordoni fossero otto e disarmati contro sessanta e pone seri dubbi sullo scenario che il centro sociale ha tentato di propinarci con l'avallo di parecchia stampa. Ossia che per attuare un’aggressione premeditata, i militanti di Cpi prima vanno allo stadio tutti insieme, dove vengono riconosciuti da tutti, poi, una volta terminati gli scontri, vanno tranquillamente al bar lì vicino ad aspettare la polizia. Insomma, una azione da manuale del perfetto guerrigliero urbano...

E infatti questa ricostruzione non quadra nemmeno alla polizia e lo stesso questore di Cremona dichiara: “Non riteniamo ci sia stata un’aggressione pre-ordinata con soggetti provenienti da altre città”. Anche la questura di Parma ha smentito la presenza di elementi parmensi: “Dagli accertamenti è emerso che nessun esponente del movimento cittadino è stato coinvolto nell’azione contro il centro sociale Dordoni”.

E' evidente che i compagnucci del Dordoni cercano di di nascondere il fatto che i guai se li sono andati ostinatamente a cercare e infatti, alla fine, gli indagati saranno otto, quattro esponenti del Centro sociale Dordoni e quattro di CasaPound. Una decisione abbastanza pilatesca da parte della questura, ma che fa capire come la storia raccontata dal Dordoni non abbia retto a un minimo di indagine. Da parte nostra ci auguriamo che il prode Visigalli, dopo opportuna e lunga degenza si riprenda e finalmente capisca che a una certa età si va a fare volontariato nelle case per anziani e negli ospedali pediatrici e oncologici e non si va a fare gli agguati a chi poi, per altro, ti gonfia pure come un tamburo...


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