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COME TI BECCO IL JIHADISTA...OVVERO IL CLANDESTINO DEVE AUTOCERTIFICARE CHE NON LO E'...Scusi, lei è dell’Isis? No? E lei è un terrorista? No? Nemmeno lei? Allora avanti, potete entrare. L’Italia vi dà il benvenuto. E poi dicono che non sappiamo difenderci. I soliti gufi. I soliti sfasciacarrozze. In realtà il nostro Paese ha messo a punto un sistema di difesa impenetrabile: il questionario all’immigrato. Funziona così: quando arriva un clandestino gli si chiede se è militante dell’Isis. Se lui dice di no, possiamo stare tranquilli. Dormiamo fra due guanciali. Voi pensate che sto scherzando? Macché. Lo ha rivelato, papale papale, Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per la migrazione al Messaggero, che non a caso ha titolato il servizio: «Lampedusa, la grande paura: ai profughi il test sul Califfato». E il test consiste in questo (cito testualmente): «A ogni disperato che varca il cancello del centro d’accoglienza mostrano una bandiera dell’Isis per sapere se la riconosce». E il risultato qual è? «Negano, negano sempre…». Pensa un po’ che strano, eh? Nemmeno uno che dica: ma sì, ce l’ho nella mia cameretta. Oppure: come no?, mi divertivo un sacco a sventolarla mentre stupravamo le ragazze cattoliche. Niente. Il sistema è indubbiamente efficiente: in questo modo, infatti, pare che si riescano a eliminare i terroristi in un batter d’occhio. Tu sei terrorista? No. Tu? Neppure. E tu? Meno che mai. Ottimo: nessuno si dichiara terrorista, dunque lo vedete che i terroristi non ci sono? L’idea è così geniale che, secondo alcune indiscrezioni, il ministero dell’Interno starebbe pensando di adottarlo sistematicamente, e non solo per fermare l’Isis. Già un primo esempio si è avuto a Roma con gli hooligans olandesi: scusi, lei vuole sfasciare piazza di Spagna? No. E lei? No. Ecco fatto. Quando si trova una procedura così efficiente c'è da essere veramente orgogliosi. Da ora in poi abbiamo buoni motivi per credere che tutta la difesa del nostro Paese sarà interamente affidata all’autocertificazione responsabile.

COME TI BECCO IL JIHADISTA...OVVERO IL CLANDESTINO DEVE AUTOCERTIFICARE CHE NON LO E'...Scusi, lei è dell’Isis? No? E lei è un terrorista? No? Nemmeno lei? Allora avanti, potete entrare. L’Italia vi dà il benvenuto. E poi dicono che non sappiamo difenderci. I soliti gufi. I soliti sfasciacarrozze. In realtà il nostro Paese ha messo a punto un sistema di difesa impenetrabile: il questionario all’immigrato. Funziona così: quando arriva un clandestino gli si chiede se è militante dell’Isis. Se lui dice di no, possiamo stare tranquilli. Dormiamo fra due guanciali. Voi pensate che sto scherzando? Macché. Lo ha rivelato, papale papale, Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per la migrazione al Messaggero, che non a caso ha titolato il servizio: «Lampedusa, la grande paura: ai profughi il test sul Califfato». E il test consiste in questo (cito testualmente): «A ogni disperato che varca il cancello del centro d’accoglienza mostrano una bandiera dell’Isis per sapere se la riconosce». E il risultato qual è? «Negano, negano sempre…». Pensa un po’ che strano, eh? Nemmeno uno che dica: ma sì, ce l’ho nella mia cameretta. Oppure: come no?, mi divertivo un sacco a sventolarla mentre stupravamo le ragazze cattoliche. Niente. Il sistema è indubbiamente efficiente: in questo modo, infatti, pare che si riescano a eliminare i terroristi in un batter d’occhio. Tu sei terrorista? No. Tu? Neppure. E tu? Meno che mai. Ottimo: nessuno si dichiara terrorista, dunque lo vedete che i terroristi non ci sono? L’idea è così geniale che, secondo alcune indiscrezioni, il ministero dell’Interno starebbe pensando di adottarlo sistematicamente, e non solo per fermare l’Isis. Già un primo esempio si è avuto a Roma con gli hooligans olandesi: scusi, lei vuole sfasciare piazza di Spagna? No. E lei? No. Ecco fatto. Quando si trova una procedura così efficiente c'è da essere veramente orgogliosi. Da ora in poi abbiamo buoni motivi per credere che tutta la difesa del nostro Paese sarà interamente affidata all’autocertificazione responsabile.

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