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di Gianni Fraschetti -

 

In molti si saranno chiesti cosa sia realmente avvenuto per giustificare la "smerdata" che Renzi ha inflitto a due Ministri di prima fascia del suo Governo, Gentiloni e la Pinotti, mandati prima allo sbaraglio con dichiarazioni bellicistiche tra il ridicolo e il demenziale - sicuramente, però, frutto di una precisa indicazione del Premier - e successivamente lasciati "nudi sul porco" e additati al pubblico ludibrio.

Una retromarcia imbarazzante quella del nostro Matteo, effettuata con una tale rapidità da lasciare interdetti gli italiani, ormai convertiti alla guerra dai guitti dei TG e dei talk-show che hanno immediatamente rilanciato il messaggio proveniente da Palazzo Chigi.

Alla guerra! Alla guerra!

Di fronte a un segnale così forte e finalmente chiaro che proveniva dalle stanze del potere, il popolo italiano aveva reagito di conseguenza. Frustrato e umiliato dalla crisi economica, da centinaia di migliaia di clandestini e rom insediati nelle grandi città e dal totale disinteresse di una classe politica impegnata solo a inventare nuovi diritti e tutele a favore dei soliti noti - gay, minoranze etniche e linguistiche, nuovi italiani e via discorrendo - il popolo bue aveva finalmente trovato il nemico in carne e ossa sul quale sfogare tutta la sua rabbia senza incorrere nei soliti predicozzi politicamente corretti: l'ISIS, detto anche ISIL, per gli amici IS.

Il buon Matteo si era rallegrato ancora una volta con se stesso per la sua capacità di manipolare gli umori di un popolo per sintonizzarli con il percorso che aveva nella testa. E tale percorso, questa volta, prevedeva la sua consacrazione a star indiscussa del firmamento politico internazionale.

"Matteo il conquistatore", immagino che il nome gli frullasse già nella testa. O magari sarebbe andato bene anche "Matteo il grande", ovvero colui, che alla testa della ennesima coalizione di "volenterosi" aveva infine sconfitto, alle porte dell'Europa, i tagliatori di teste integralisti.

Insomma, se non proprio una epopea alla Principe Eugenio, almeno una riedizione in sedicesimo delle epiche avventure sudanesi, quando le truppe dell'italietta di Crispi, al comando del generale Baratieri - quello che poi ci regalerà Adua - avevano stupito il mondo infliggendo ai dervisci del Mahdi - l'equivalente di allora del califfo Al Baghdadi - una sconfitta cocente e sanguinosa. L'Italia era riuscita laddove gli anglo-egiziani del generale Gordon avevano fallito. Dopo i tempi regolamentari Italia 1 - Inghilterra 0 (sono i supplementari che ci hanno fregato).

A tutto ciò doveva avere pensato il buon Matteo, quando aveva mandato allo sbaraglio i suoi ministri. Una facile operazione (pensava lui), contro quattro teste di stracci (pensava lui), alle porte di casa, e quindi di facile gestione logistica, per cogliere sul campo dell'onore quel prestigio che lo avrebbe definitivamente consacrato come il nuovo astro nascente europeo. Il "Tony Blair de noantri", un surrogato moderno del Duce, riformatore, innovatore - gli hashtag parlano da soli - e adesso anche conquistatore. Mancava solo la spada dell'Islam, insomma.

Non sappiamo quale dei Leonardo da Vinci che lo attorniano lo abbia assecondato in questo delirio o se sia stata la foto di re Abdallah di Giordania in tuta mimetica a farlo schiattare di invidia e decidere per l'azione. Fatto sta che le dichiarazioni di due esseri insignificanti e innocui come la Pinotti e Gentiloni non sono certo farina del loro sacco.

Poi, evidentemente, qualcosa è avvenuto durante la notte. Magari il giovane e amato Leader, incapace di prendere sonno, come Napoleone prima di una battaglia decisiva, e forse anche tormentato dai dubbi, aveva convocato i consiglieri militari per mettere bene a fuoco i suoi progetti. O forse gli era apparsa la Madonna in sogno, magari in guisa della Boschi, l'unica in fondo che gli vuole veramente bene. Un bene disinteressato, come si è visto anche ultimamente.

Comunque qualcuno gli deve avere spiegato con dovizia di particolari che la strada che si andava imboccando non portava alla gloria e alla fama eterna. Non sarebbe stata una standing ovation ad accoglierlo al Parlamento europeo, ma sorrisi di compatimento e un abbaione di scherno e lui che è toscano come me sa bene cosa intendo con questo termine .

L'entità (onirica o in carne e ossa non è dato sapere), deve infatti avere spiegato al nostro scalpitante Matteo che forse la questione non era proprio nei termini che immaginava. Intraprendere una azione di questo tipo -gli deve avere detto - significa prevedere almeno quattro o cinque Brigate a terra, impegnate in combattimenti senza quartiere, in ambiente urbano. Ovvero quel simpatico coacervo di palazzi sventrati, macerie, fogne maleodoranti, stradine e trappole di ogni tipo che gli anglosassoni definiscono MOUT (Military Operations in Urban Terrain). La maniera vezzosa di definire un incubo. Una fornace che porterebbe a una usura tale di uomini e mezzi da dover prevedere adeguati rimpiazzi entro breve tempo. Quindi bisognerebbe ripristinare la leva militare e prevedere poi perdite cospicue tra le truppe impiegate.

Mentre ascoltava, il volto del giovane Leader deve avere assunto una espressione pensierosa e corrucciata al pensiero di lui e Mattarella, uno già allegro di suo, che con cadenza settimanale si recavano a Ciampino ad accogliere bare avvolte nel tricolore. A decine, a centinaia. Una immagine devastante per il suo futuro politico, e l'elenco delle disgrazie era ancora lungo. Prigionieri decapitati o magari bruciati vivi in diretta tv, ogni italiano all'estero divenuto di colpo un bersaglio per ogni musulmano da quelle parti, e per finire anche qualche attentato nelle nostre città immerse in cupo clima di guerra che sarebbe stato difficile stemperare con qualche hashtag ben mirato. Insomma poco da stare allegri, altro che #lavoltabuona. E tutto ciò al modico costo di qualche decina di milioni di euro. Al giorno.

Immaginiamo che la verità rivelata sia stata dura da ascoltare e digerire, ma l'uomo si sa è eclettico e in un attimo si è trasformato da "Matteo il conquistatore" in "Matteo il temporeggiatore", detto anche "...il prudente". In fondo, si deve essere detto, perchè fare la locomotiva di questa operazione, meglio ritornare al solito ruolo di vagone postale, in coda al convoglio, e attendere tempi migliori per cercare fortuna con le armi. E dunque ha immediatamente dettato una nota ufficiosa che il suo ufficio di gabinetto ha poi diramato alla nostra stampa sempre più autonoma e indipendente nella valutazione dei fatti.

Et voilà...La mattina dopo la frenata di Renzi era su tutte le prime pagine. "Matteo il frenatore" che bacchettava sulle mani due ministri troppo fantasiosi e intraprendenti. Due isterici, come li ha graziosamente definiti, prendendone le distanze, abbandonandoli al loro destino ed esponendoli alla peggiore figura che un Ministro abbia fatto dopo l'Unità d'Italia. "Matteo il ragionatore"  o forse il "calcolatore", anche parecchio cinico, che resta con i piedi per terra e sacrifica senza un rimorso i suoi uomini. E donne.

Per la fama e la consacrazione internazionale c'è tempo, si deve essere detto il nostro amato Premier, e dunque ti saluto Gentiloni e la Pinotti, quanto agli italiani capiranno e torneranno il popolo di pecore che tutti conosciamo. Il popolo che esprime, quale sintesi delle sue virtù, un Ammiraglio come Angrisani - il comandante in capo della Guardia Costiera - che giustamente, con quella faccia che si ritrova, più adatta a un salumiere, con tutto il rispetto per la categoria, che a un soldato, plaude ai suoi uomini che si sono messi la coda fra le gambe e sono scappati di fronte a quattro scafisti.

Fuggiti come conigli, insomma, e se ci pensiamo bene, l'episodio, pur modesto, non ha nulla da invidiare ad Adua come umiliazione, solo che in questo caso non abbiamo avuto nemmeno l'effimera gioia di Cassala, prima.

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...Rome, July 19.- ...The attack upon the earthworks of the Mahdists was at once ordered and a fiercely contested battle ensued. The Mahdists fought desperately, but were finally driven from there position, leaving hundreds of dead and wounded in and about the intrenchments. Being hotly pursued, the Mahdists scattered under a continuous fire, and many of them in their efforts to escape plunged into the River Adbara, hoping to reach the other side. ...Hundreds of the enemy were drowned, and it is believed that none succeeded in reaching the opposite bank...
(IT)

... Roma, 19 luglio.- ...L'attacco contro i lavori di scavo dei Mahdisti fu subito ordinato e ne seguì una battaglia ferocemente contesa. I Mahdisti combatterono disperatamente, ma sono stati infine costretti ad abbandonare la posizione, lasciando centinaia di morti e feriti sui trinceramenti e lì vicino. Venendo inseguiti, i mahdisti si sono sbandati sotto un fuoco continuo, e molti di loro nei loro sforzi per sfuggire si sono tuffati nel fiume Atbara, sperando di raggiungere l'altro lato .... Centinaia di nemici sono annegati, e si ritiene che nessuno è riuscito a raggiungere la riva opposta ...

(New York Times, 20 luglio 1894. Italian victory in Africa; defeat of the mahdists and capture of Kassala.)

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