Maria Elena Boschi è bella, bellissima, fantastica, affascinante, intelligente, brillante, atletica, elegante, furba, accattivante, intrigante, rilassante, seducente e chi più ne ha ne metta. Dalla sua nomina a Ministro delle riforme, l’ex porta agenda di Renzi, ha almeno doppiato la Carfagna per il numero impressionante di complimenti che riceve. In più, diversamente da Mara - alla quale non è stato risparmiato nulla, dalla insinuazione viscida a quella becera e plateale - a lei insulti non arrivano mai.
Questa cosa, in verità, è poco chiara, perché il background delle due belle ministre è molto simile: entrambe sono entrate al governo dopo una breve militanza politica assolutamente marginale, senza alcuna specifica competenza o particolare e conclamata capacità, salvo l'avvenenza. “Beneficate” una da Renzi e l’altra da Berlusconi. E le chiacchiere sono a zero. Potete dire o pensare quello che volete, ma così è. Detto ciò, quando si tratta di esponenti di sinistra, o centrosinistra, come vi pare, i giudizi sono sempre positivi.
Non sarà mica perché la maggior parte del notabilato dei “residenti” (definirli giornalisti sembrerebbe un po’ eccessivo) delle redazioni delle grandi testate arriva, chi più e chi meno, da un attivismo di sinistra? Da Paolo Mieli a Paolo Liguori, passando per i Gad Lerner, i Maurizio Ferrara, gli Erri De Luca, i Sofri padre e figlio, tutti possono vantare una militanza nella vasta galassia sessantottina, quella di "...uccidere un fascista non è reato...". Potere Operaio, Lotta Continua o, per i più sfigati, il vecchio PCI, sono state le incubatrici di questa generazione di approfittatori che dopo la chiave inglese e gli "studenti e operai uniti nella lotta..." sono passati alle macchine da scrivere delle ammiraglie mediatiche del grande capitale. Come se nulla fosse. E oggi questi personaggi, invecchiati e imbolsiti negli agi e nelle mollezze della società borghese, rappresentano la guardia pretoria del capitale, che difendono accanitamente con la consapevolezza di proteggere il loro grasso 27 del mese.
Fatta questa doverosa premessa, perchè, come dicono a Roma "...tra cani nun se mozzicano...", vediamo un po’ come si comporta la nostra stampa omologata e infarcita di cotanti personaggi. Se un leghista va da Floris – prima a Ballarò, ora a di Martedì – e non ride alle battute di Maurizio Crozza che tra l’altro sono quasi sempre molto divertenti, è “un imbecille che non capisce le battute” o, nella migliore delle ipotesi “capisce le battute ma ha il senso dell’umorismo di un ferro da stiro”. Se a di Martedì, però, ci va la mitica Maria Elena, con un semplice tubino nero, e il tacchetto a spillo, elegante e carina come migliaia di donne italiane che si incontrano anche per la strada, prima di tutto inizia il coro dei “plaudenti e stupefatti" – bella, bellissima, affascinante, elegantissima ecc.ecc. – poi, se davanti alle battute di Crozza il viso di lei non accenna nemmeno a un sorrisetto, magari anche mezzo, ecco che… “Maria Elena Boschi umilia Crozza”… “Maria Elena Boschi vince il round contro Crozza”… “Maria Elena Boschi riduce Crozza uno straccio…”
A raccontarla così sembra una favoletta, ma bisognava vederla in studio, pietrificata, senza che un muscolo del volto si muovesse, mentre Crozza, particolarmente ispirato, demoliva Renzi, e la solita banda di “leccaculo”, Mentana in primis . Non ci abbiamo trovato proprio niente di vincente nell'atteggiamento della Ministrina, eppure il giorno dopo tutto il coro delle redazioni che contano ha intonato senza defezioni le lodi dell’aretina.
Sia chiaro, non è che questo accada solo con la Boschi. Lei poverina è incolpevole, soltanto che in questo momento è “la punta di diamante” mediatica, l’immagine iconografica del governo, seconda solo a Renzi e, ma giusto nell’ultima settimana, al nuovo presidente della Repubblica, in quanto a ole e cori da stadio. In realtà, questo andazzo vale più o meno per tutti. Purché, ribadiamo, siano esponenti della sinistra dei carini, quella così sexy e buona, disputata nei salotti che contano...la prosecuzione ideale della coppia di sinistra perfetta: Lucio Magri e Luciana Castellina. Per chi se li ricorda. Appartenere alla sinistra carina potrebbe far divenire bello anche “il nuovo acquisto” Angelino Alfano, e a suo tempo trasformò Fini in un grande statista e gemellò Montecarlo con Sanluri, dove un casa al centro non vale un tubo, quando l’allora capo di AN fece quel che fece decretando la morte dell’ultimo governo di centrodestra.
E così se da una parte il Corriere della Sera parla di sfuggita di Fratelli d’Italia ma solo per informarci che la Meloni si fa photoshoppare i manifesti e che quindi è una cozza e se non bastasse pure una “borgatara” della Garbatella, nessuno nota che tutte le immagini della Boschi in costume da bagno, meno un paio, sono state abbondantemente ritoccate, per eliminare ogni inestetismo visibile - a volte senza riuscirci come nella foto che pubblichiamo - e che la ragazza ha fatto carriera all’ombra di genitori influenti, di un ex fidanzato bene introdotto e che, prima di nominarla ministro, Renzi la piazzò addirittura nel consiglio di amministrazione della società che amministra le acque della Toscana. Potenza del Q.I. da Mensa Club?
Di solito, c’è sempre una accanita competizione sui giornali “democratici” a chi scriverà di peggio contro Matteo Salvini, colpevole di essere razzista perché è stufo degli immigrati – come per altro la maggior parte degli italiani – ma nessuno sognerebbe mai di scrivere che l’attuale presidente della Repubblica era fino a ieri – e lo sarà anche domani – un pensionato d’oro, e che da quando è vedovo, ha vissuto nella foresteria della Corte Costituzionale a costo zero, servito e riverito come un Califfo. O meglio questa notizia l'hanno pure riportata, in accoppiata con la Panda grigia, ma siccome gli appartamenti a disposizione dei giudici sono piccolini, è parso quasi che questo "specchiato" gentiluomo da 500.000 Euro all'anno di emolumenti fosse un po' sacrificato e che questa sua permanenza nella foresteria fosse assimilabile a quella di un monaco che ha fatto voto di povertà e vive in una misera cella del monastero, dormendo su un tavolaccio senza nemmeno una coperta per coprirsi. Povero Mattarella, quanto deve avere sofferto.
E se da una parte si enfatizza, facendo divenire un privilegio medioevale - guadagni 500.000 euro e che cavolo vuoi, pure la foresteria ? - una prova di manifesta virtù, dall'altra si sorvola sull’amico di Renzi che gli prestava la bella casa su Ponte Vecchio e allo stesso tempo vinceva gli appalti al comune di Firenze quando Pittibimbo era sindaco, sul papà del suddetto Renzi e su certi piccoli vantaggi ricevuti dalle banche e sui Falcon che fanno la spola tra Roma e le piste innevate. E potremmo continuare con pagine e pagine di esempi.
Non che certe cose non si scrivano proprio. I grandi quotidiani tipo Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, il Messaggero e tanti altri, le scrivono pure, ma sempre con mano gentile, sempre in maniera stringata e superficiale e con tono assai garbato. Minimizzando sempre e connotandole regolarmente come robetta da niente, magari voci, quando non proprio bugie. Un po’ come accade se viene arrestato per appropriazione indebita, concussione e altro un consigliere regionale di destra che si è “strafogato” due milioni di euro, e allora si va avanti a parlarne per anni, e si fanno speciali e Vespa fa il plastico e la procace Myrta Merlino ci ricama sopra per settimane con i suoi ospiti che sono sempre quelli, almeno li cambiasse. Invece per la scomparsa di due miliardi due, sempre di euro, un giovane dirigente “suicida” (così è stato battezzato) e altre cosette sporche, questa volta però avvenute in una banca, provate a indovinare quale, la cui dirigenza è tutta di sinistra, se ne parla poco, in maniera omertosa e solo per il tempo strettamente necessario.
E poi c’è chi ha il coraggio di citare il MinCulPop.
Fonte: www.quotidianogiovani.it
/image%2F1093605%2F20150622%2Fob_7f8e24_snoopy16.jpg)