
di Emiddio Novi -
A Piazza del Popolo rinasce la destra perenne e Grillo, Centri sociali e moderaticume accorrono in aiuto del sistema euro, dell'Europa delle banche e del mondialismo. I segnali ci sono tutti, ma in molti non li sanno cogliere e interpretare. Grillo si fa intervistare dal Corriere della Sera e annuncia il suo divorzio dalla mistica delle folle del vaffanculo. Dice che "le piazze non funzionano più". E prosegue dopo essere stato folgorato dalla mestizia presidenziale che lui e Casaleggio hanno "perso tempo per far capire al presidente Mattarella che non sono come mi descrivono, quello che urla, e credo sia rimasto piacevolmente sorpreso".
I Centri sociali, vero e proprio parastato assistenziale della protesta istituzionale, scendono in piazza per difendere il sistema contro i populismi che lo vogliono mandare gambe all'aria. I media si fanno coraggio. Sabato 28 febbraio moltiplicavano per 10 le presenze al corteo pro immigrati e pro sistema dei Centri sociali e falcidiavano i numeri dei partecipanti alla manifestazione di Piazza del Popolo. Nell'arco di poche settimane stanno venendo al pettine i nodi delle contraddizioni, delle mistificazioni e delle manipolazioni degli ultimi anni.
Volevano convincere la destra di essere uno schieramento di moderati pingui, soddisfatti e conservatori. Alla fine, a destra, un personale politico di rara inettitudine e analfabetismo politico s'era convinto di rispondere al profilo tracciato dagli avversari. Imbecilli e ignoranti. La destra storica, statalista e bismarckiana com'era, non fu mai moderata. Moderata era semmai la sua componente trasformista. Quella che con una congiura parlamentare, col ribaltone del 1876, si accordò con la sinistra di De Pretis, espressione dell'Italia peggiore, trasformista, mafiosa, clientelare, corrotta.
Anche quella cosiddetta reazionaria dei Borbone fu una esperienza di governo populista, modernizzatrice, colbertista-statalista, autarchica, industrializzatrice. Un sistema che con lo Stato imprenditore e la sua Università federiciana, con la rete di protezione sociale e le banche di proprietà statale era anticipatrice delle esperienze modernizzatrici e populiste degli anni '30. È populista e di destra il controllo statale della moneta, la politica di difesa e sviluppo della ruralità, l'opposizione ai processi di urbanizzazione incontrollata, il controllo delle produzioni strategiche per lo sviluppo del Paese, la cura per la salute dei cittadini.
Il Regno delle due Sicilie era l'unico Stato della Penisola che procedeva alle vaccinazioni di massa assicurate da 10.000 medici, il più alto rapporto tra abitanti e camici bianchi della Penisola. Lo Stato sociale italiano, quello vero, nasce col fascismo. E così le gradi bonifiche, l'industrializzazione e la modernizzazione assicurate dall'Iri, il controllo delle politica monetaria e le grandi banche pubbliche di interesse nazionale. Il miracolo italiano degli anni '50 fu una gemmazione di quel sistema.
La crisi italiana inizia negli anni Sessanta quando si andò esaurendo la spinta propulsiva delle professionalità, della modernizzazione e del sistema della Partecipazione statali ereditata dagli anni '30. La destra populista e innovatrice è un fiume carsico che attraversa il Paese per scomparire e poi riemergere impetuoso. Ora si avverte che qualcosa di antico e nuovo sta riemergendo. All'improvviso, dalle ceneri di un berlusconismo che aveva smarrito la sua vocazione, l'ultimo sabato del febbraio 2015 riappare il popolo italiano.
È da spiegare cosa ci fosse di moderato nelle partite Iva incazzate degli anni '90, negli operai che in maggioranza al Nord votavano Lega e Forza Italia, nei sottoproletari del Sud che guardavano a Berlusconi come una speranza per il loro riscatto, negli agricoltori e allevatori vessati dall'Europa. E quando l'euro è la cisenizzazione globalista manifatturiera hanno distrutto la base sociale del populismo, ecco che un Berlusconi prigioniero di un solipsista labirinto giudiziario smarrisce la sua vocazione anti euro, anti burocrazia, di difesa degli interessi nazionali.
Tremonti, poi, rinnega se stesso, i libri che ha scritto e si fa sedurre da una impossibile legittimazione istituzionale di stampo europeo. L'offensiva dello spread scatenata dagli americani del fondo obamiano BlacRock ed utilizzata da tedeschi e francesi per schiacciare il secondo Paese manifatturiero d'Europa coglie Berlusconi nel pieno di una sessuopoli che svolgerà la funzione normalizzatrice della tangentopoli degli anni '90. Dall'autunno 2011 Berlusconi consegna il suo schieramento ai veri moderati. Ai Monti, ai Letta, a Letta. Lo farà per difendere la "roba". La sua "roba". Ma distrugge il suo partito. E alla distanza non salverà nemmeno quella. Ma dal profondo dell'Italia ecco riapparire il vero populismo. Ben diverso dal surrogato grillino. Per ora l'interpreta Matteo Salvini, un leghista lepenista e populista.
E gli altri? Dall'evanescente Fini ai suoi ex colonnelli fanno anticamera dal PPE della Merkel.
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