Ormai la volontà di Berlusconi di far perdere l’indefinita coalizione di centrodestra dovunque sia possibile nella prossima tornata di elezioni regionale, è più che manifesta: il Nazareno è vivo, e cova nell’ombra...

di N.P. -
Per quelli di voi che ci seguono con una certa costanza, il discorso non giungerà nemmeno nuovo, perché già in epoche non sospette indicammo la rottura del Nazareno come un’operazione di mera facciata che permettesse a Renzi di governare indisturbato a fino a quando gli italiani non ne potranno più e forse anche oltre, e a Berlusconi di poter fare gli affari suoi e delle sue aziende senza troppe pressioni, avvalendosi di un partito leggero (valutammo le necessità del Cavaliere in non più di 30/40 deputati) che non gli costasse troppo, e che sotto la sua guida vigilasse sui suoi interessi.
Ebbene, la nostra era evidentemente una congettura che però, ogni giorno di più che passa, trova un maggior supporto nei fatti. E ve ne indichiamo due che sono eclatanti. Il primo, quello forse un filo meno scandaloso, riguarda la regione Liguria. Da quelle parti, dopo oltre 20 anni di indiscusso potere saldamente in mano alla sinistra, un numero copioso di disastri che qualcuno vorrebbe imputare alla natura ma che sono solo frutto dell’incapacità, l’imperizia e il menefreghismo (quando proprio non di dolo) degli amministratori locali, lo strappo di Cofferati che ha chiamato in causa i compagni accusandoli di brogli alle primarie, una candidata che non è proprio il massimo della vita, c’è la concreta possibilità di battere la sinistra e sostituirla con una classe dirigente diversa, giovane e con voglia di fare.
Se non fosse che chi vuole candidare Forza Italia minacciando altrimenti di sabotare Zaia in Veneto, è Toti. Ebbene sì, Toti, che non è l’Enrico lanciatore di stampelle che si studia a scuola e che magari fosse ancora vivo, ma Giovanni, l’ennesima mezza figura scovata da Berlusconi all’interno delle sue redazioni televisive che ha meno carisma di Don Ciak Castoro, un simpatico castorino con il faccione e i dentoni che i meno giovani ricorderanno in un noto cartone animato, e a cui l’ennesimo delfino di Silvio assomiglia in modo allarmante.
A parte l’assoluta impreparazione a ricoprire un ruolo complicato come quello di governatore in una regione difficile – questo è un problema che hanno ben chiaro anche a sinistra e non se ne fanno un cruccio – a Toti manca quella necessaria capacità attrattiva che per uno che di politica ne capisce poco o nulla, sarebbe assolutamente necessaria, ma soprattutto il minimo indispensabile. Ma tant’è, se Berlusconi voleva offrire una chance alla candidata renziana, Toti è l’uomo giusto da contrapporle. Detto, fatto.
Secondo e più drammatico esempio. La Regione Puglia. Perché Berlusconi odia tanto Fitto..? Perché troppo democristiano? E questo sarebbe un problema per uno che aveva come pupillo Angelino Alfano? Allora perché non si fida di lui? Ed è possibile che sia così per uno che si è fidato di Cesare Previti e di Emilio Fede, e che ora si fida di Denis Verdini? Dopo la batosta presa ultimamente da Forza Italia quando Renzi ha fatto ben capire che del Cavaliere se ne frega mandando al Colle chi diceva lui, Berlusconi avrebbe dovuto comprendere che, quando meno, Fitto tutti i torti non li aveva.
E allora perché detestarlo in questo modo esagerato? Beh, la risposta ve l’abbiamo già data: perché Fitto, piaccia o meno (troppo democristiano per piacere a noi, ma ottimo per Forza Italia), pensa con la sua testa, non è la solita “velina”, maschio o femmina che sia, di cui ama circondarsi il Cavaliere che preferisce 10 shampiste – senza offesa per queste oneste lavoratrici – a un solo cervello. Berlusconi detesta avere accanto a sé gente che non sia facilmente manovrabile – o che almeno mostri di esserlo - , persone con punti di vista personali non disposti a barattarli per una poltroncina, uno strapuntino, uno sgabello, perfino un cuscinetto in terra. E se poi esce fuori che questi rari individui con capacità di pensiero autonomo incredibilmente ancora in Forza Italia hanno pure ragione, apriti cielo.
Quindi, in questo caso, avendo Fitto marcatamente ragione per quel che riguarda le regionali in Puglia che si potrebbero pure vincere se si fosse tutti convergenti su un unico candidato - quindi col rischio di fare un torto al sodale Renzi - ecco qui l’idea machiavellica. Si prende un'esponente di Fratelli d’Italia, Adriana Poli Bortone che di un governo Berlusconi fu ministro dell’agricoltura, e la si candida a governatore della Regione Puglia senza aver preso prima i naturali accordi col partito di riferimento dell’esponente leccese, aver contattato la leader del partito, cioè Giorgia Meloni, aver completamente ignorato che Fratelli d’Italia si è già espresso per la candidatura Schitulli, appoggiata già dalla stessa Meloni che si è anche recata a Bari per sostenere il candidato nella campagna elettorale, aver chiesto lumi anche all’altro alleato, e cioè la Lega di Salvini e infine, ma non ultimo, aver ottenuto l’accettazione della stessa Poli Bortone che, interpellata, ha giustamente rinviato tutto al suo partito.
Quindi, non solo si cerca di indebolire Schitulli, un candidato di buona qualità, ma si tenta di mettere zizzania anche nei partiti altrui, senza avere non pretendiamo di dire “l’accortezza politica” perché a questo punto la parola “politica” è completamente avulsa da Berlusconi, ma anche l’educazione di fare le cose con un minimo di forma.
A questo punto non ci resta che dire che Berlusconi sta bene come sta, con i suoi problemi legali, la sua impresentabilità e la sua “corte” itinerante, con le varie Pascali, Santanchè, la nuova estratta Sardoni - così piena di genuina arroganza che proprio la vediamo bene col Cavaliere - e i Verdini, Gasparri, Mattioli, Toti, Gelmini e compagnia cantante, che se continua così presto ci toglieremo in blocco dalle scatole. Il che sarebbe il primo vero colpo di fortuna per la nostra povera e martoriata Italia negli ultimi forse trent’anni.
Fonte: Quotidianogiovaniolnline.it
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