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di Gianni Candotto -

 

Alcune persone un po' "ingenue" si sono stupite che la destra politica italiana abbia sostenuto il NO nel referendum in Grecia tenendo la stessa posizione di Tsipras o di Sel.
Queste persone semplicemente non hanno capito niente.
Il No di Tsipras e dei suoi compagni italiani è un no completamente diverso del No di destra, anzi opposto.

Il No di Tsipras è un no solo alla politica di austerità. Lui vorrebbe rimanere nell'Euro, nella UE e che la UE gli desse più soldi da spendere senza fare troppi tagli. E’ un No che vuole “più Europa” è un No che vuole più fondi salvastati, più Mes. D'altra parte prima del referendum era quasi giunto a un accordo con la Trojka, era una questione di 60 milioni. Di spicci in pratica sui miliardi della manovra. Il sogno di questi fautori del No è una redistribuzione della ricchezza dai paesi più ricchi ai paesi più poveri secondo il solito meccanismo intellettuale delle sinistre europee. È una posizione velleitaria che probabilmente la prossima settimana già verrà smentita o morirà sul nascere.

La Germania ha già detto sostanzialmente di non essere disponibile come è logico (in teoria dovrebbe rispondere l’Unione Europea ma si sa come funziona questa Ue: la Germania decide, per cortesia va a trovare la Francia e poi manda un fax con gli ordini a tutti gli altri, a partire dall’inetto Presidente del Consiglio italiano). Questo No era molto simile al Si che voleva il PD e molti socialisti europei (non quelli tedeschi): c’era solo una differenza tattica, il Pd infatti ha sostenuto che per avere “più soldi” era necessario dare prova di “buona volontà” accettando le proposte dei creditori che poi si sarebbero mitigate col tempo, facendo balenare un taglio del debito del 30%.

Al contrario il NO di destra è un no all'Euro, un no al Mes (cioè l'opposto di quello che dice Tsipras. Contro il dare soldi ai fondi salvastati), un No alle politiche decise dalla UE e quindi anche all'austerity, una volontà di sovranità nazionale. Il No della destra europea non è per dare più soldi facendo meno tagli, soluzione che non risolve i problemi della Grecia ma li rimanda. È il No di chi sa che la soluzione non è avere “più Europa” ma liberarsi dalle catene dell’Euro.

E’ il No di chi non vuole che la Grecia diventi uno stato perennemente assistito e mantenuto più o meno alla sussistenza in base variabile buona volontà tedesca con l’implicito, o esplicito, patto che rinunci a qualsiasi sovranità nazionale accontentandosi dell’osso che il padrone teutone le molla e prendendosi regolarmente le reprimende per non essere contenta di questa situazione.

E’ il No di chi sa che la Grecia può risorgere solo fallendo perché ormai ha un debito insostenibile che in nessun caso sarà in grado di ripagare. Solo fallendo e uscendo da una moneta unica che l’incatena a un’economia non adatta alle sue strutture. E’ il No di chi vuole che i greci risorgano facendocela da soli. E’ il No di chi sa che una volta uscita la Grecia può crollare tutta l’impalcatura sovietizzante dell’Unione e che al Grexit possa seguire l’Italexit.

Quindi il nostro No è l'opposto del no di Sel e compagni.
C'è stata solo un'eterogenesi dei fini.

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