
Non solo africani. A morire, nei campi pugliesi, sono anche gli italiani. Ma in quel caso, la notizia non trapela. Oppure arriva in ritardo. Otto giorni prima della morte di Mohamed, il 47enne sudanese stroncato da un malore il 20 luglio sotto il caldo torrido nelle distese di pomodori a Nardò, in provincia di Lecce, il duro lavoro sotto il sole nelle campagne pugliesi faceva un’altra vittima.
Paola, bracciante 49enne di San Giorgio Jonico, nel Tarantino, è deceduta stroncata dalla fatica. Solo che questa volta la notizia non è trapelata per settimane.Il cuore di Paola, si è fermato la mattina del 13 luglio, sotto un tendone, nelle campagne di Andria, come denunciato da Flai Cgil Puglia, che ora chiede di far luce sulla vicenda: “Morire a lavoro in un campo di uva - commenta in una nota il segretario regionale Giuseppe Deleonardis - e diventare subito un fantasma, senza che trapeli notizia per settimane”.
Di Paola infatti nessuno si è interrogato: l’hanno sepolta il giorno dopo senza che venisse disposto alcun accertamento. “Era un lunedì – racconta il sindacalista – e Paola è uscita di casa sulle sue gambe, come tutte le notti, per andare a lavoro. È tornata in una cassa da morto. L’hanno sepolta senza autopsia e con il nulla osta del magistrato di turno. Il pm non si è recato sul posto perché, riferisce la polizia di Andria, il parere del medico legale è che si sia trattato di una morte naturale, forse un malore per il caldo eccessivo. Una morte che precede quella di Mohamed, ma intorno a questa storia non ci sono fiaccolate, proteste o cortei”.
Nel caso di Mohamed, si ricorda, è scattata un’inchiesta e tre persone (l’imprenditore di Porto Cesareo presso cui il bracciante lavorava, la moglie e intermediario sudanese) sono finite nel registro degli indagati per omicidio colposo.
Nel caso di Paola, invece, non è stato aperto alcun fascicolo. Come mai? Si è trattato di morte naturale. In questo caso quindi, nessun riferimento alla condizione della lavoratrice. Come se ad essere sfruttati, fossero solo gli stranieri. Paola, spiega il sindacato, è una delle centinaia di donne che ogni anno migrano da Taranto verso le campagne baresi per racimolare qualche euro sotto i tendoni. Le pagano 27-30 euro a giornata, nonostante i contratti provinciali prevedono un salario di 52 euro. “Paola non si sarebbe aspettata di morire così, dopo 15 anni di lavoro nei campi, dall’alba fino a quando fa buio – denuncia Deleonardis - Sembra che Paola non avesse diritto ad una pensione, perché non ne aveva maturato i diritti e senza la disoccupazione, perché le aziende per cui aveva lavorato in precedenza non le avevano versato tutte le giornate di lavoro all’Inps. Lei aveva rinunciato a chiedere il rispetto dei suoi diritti. Temeva di non riuscire più a trovare lavoro se avesse minacciato un’azione legale contro i padroni delle aziende”.
Secondo la ricostruzione del sindacato, Paola sarebbe stata trasportata direttamente al cimitero di Andria senza l’intervento del 118. In assenza di un referto e soprattutto di una autopsia, è difficile ricostruire il reale motivo del decesso. Una morte silenziosa.
Sul caso è intervenuta anche Tiziana Montinari, Responsabile Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia – An. “Muore sotto il sole, ma alla sua morte non viene dato rilievo mediatico perché donna e perché non immigrata, questa è l’Italia signori – ha scritto ieri sulla sua pagina facebook - In uno stato come l’Italia, che non tutela né i lavoratori onesti né la famiglia, non c’è avvenire. Meglio andarsene, meglio chiedere asilo politico altrove. La notizia di Paola mi ha sconvolta. Prendeva un bus ogni notte alle tre e lasciava a casa i tre figli per guadagnare 27 euro al giorno, la metà di quanto era dichiarato nella busta paga. La sua morte è passata nell'indifferenza delle istituzioni e dei media. Sappiatelo: bisogna vergognarsi di essere italiani e smetterla di lamentarsi perché sono questi i veri problemi, le vere tragedie. Sono nauseata”.
Fonte: Il Giornale d'Italia
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