
(Gianni Fraschetti) - Vi è un gran chiacchierare in questi giorni su un presunto svuotamento della Siria dei suoi abitanti. La nazione siriana infatti, secondo illustri giornalisti, sarebbe ormai nient'altro che la mappa strategica di un war game ove le forze in campo si affrontano, con la fattiva collaborazione dei vari sponsors tecnici ed economici. Non più tardi di ieri sera Enrico Mentana, nell'aprire un servizio delirante del suo telegiornale sulla Siria, si è affannato per alcuni minuti a spiegarci che colà ormai non c'è più nessuno. Secondo l'ineffabile Mentana, se ne sarebbero infatti andati via tutti. In attesa che l'uomo faccia mente locale e ci dica dove, secondo lui, sono finiti 22 milioni di siriani, facciamo prima e proviamo a spiegarglielo noi, così in futuro eviterà di sparare, con una faccia da schiaffi imbarazzante, simili castronerie all'ora di cena.
Dalla Siria sono fuggite circa 4 milioni di persone. Un numero certamente impressionante, ma attenzione però, di questi solo una minima parte imbocca la famigerata rotta balcanica, puntando verso la Germania e il nord Europa in cerca di una vita migliore. La classe media siriana, quella che ha retto peggio all'urto con la crudeltà del conflitto e che la Merkel vorrebbe accaparrarsi (ne prenderemo 500.000 all'anno), attualmente è sparsa tra i campi profughi di Libano, Giordania, Turchia ed Egitto, probabilmente in attesa di buone notizie e di potersene tornare a casa.


Stati Uniti, Gran Bretagna e Arabia Saudita stavano infatti producendo in questa fase il massimo sforzo finanziario - parliamo di miliardi di dollari - e logistico, con tonnellate di materiali e armamenti, per arrivare al collasso di Assad. E c'erano quasi riusciti. Tanto per essere chiari, le avanguardie di ISIS si trovavano a 45 minuti dal centro di Damasco quando è scattata l'operazione russa e se qualcuno pensa che ciò sia stato causato da scarsa combattività dell'Esercito siriano, sulla falsariga di quello iracheno, dovrebbe forse considerare che è dura combattere un nemico che quotidianamente può rimpiazzare le sue perdite in uomini e materiali, con altri mercenari già perfettamente addestrati da istruttori CIA, US Army, turchi e giordani e con equipaggiamenti sempre più moderni, mentre tu sei sottoposto a un logorio continuo e inesorabile.
Il Siryan Arab Army ha pagato finora un prezzo di sangue altissimo, tra caduti in combattimento e massacrati dopo, da prigionieri, al termine di torture e di sofferenze inenarrabili. Perdite difficili da reintegrare perchè per addestare bene un soldato ci vuole tempo, ma la guerra non aspetta. E allora avviene ciò che è successo sempre, dai tempi delle ultime legioni romane che difendevano un Limes sempre più permeabile.

La riserva generale, composta dalle unità migliori formate dai veterani superstiti, corre a destra e a manca, sfibrandosi e dissanguandosi ovunque per rallentare, contenere, tamponare e circoscrivere, ed evitare così il collasso di tutto il dispositivo. Un collasso che in Siria ormai pareva dietro l'angolo, nonostante l'eroismo di questi uomini.
Cosa sarebbe successo, dopo?
Se le bande di assassini avessero avuto il sopravvento, si sarebbe innescato un esodo di civili al cospetto del quale, quanto avvenuto fino a oggi sarebbe sembrato quel che poi realmente era: solo poche gocce di pioggia prima del tifone. Quello vero, che sradica gli alberi, che demolisce le case e si porta via tutto. Parliamo infatti di almeno 10 milioni di persone che avrebbero cercato scampo dalle lame dei macellai wahabbiti, riversandosi in Europa come un'inarrestabile ondata di piena. Qualcosa di terribile e grandioso a un tempo. Qualcosa che non si era più visto dalle nostre parti dopo Attila e che era poi lo scenario da incubo paventato da Orban quando, a fine luglio, ordinò di erigere la barriera ai confini con la Serbia.

Gli angloamericani lo avevano previsto?
Ma certo che sì. Parliamo di nessi azione-reazione, causa-effetto elementari. Non solo lo avevano previsto ma lo stavano addirittura provocando, poichè il loro reale obiettivo era (ed è) proprio la destabilizzazione totale dell'Europa. Oltre a quello di isolare completamente l'Iran e andare a installare qualche altro missile tra gli incisivi della Russia, che non fa mai male. Di Assad e dei suoi rapporti col popolo siriano gliene importa un fico secco, esattamente come per Saddam e Gheddafi. Stavano nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, e soprattutto si sono messi di traverso, ostacolando i loro piani. Colpe che nel mondo globalizzato e unipolare si pagano con la morte.
Il giochino è sempre quello.
Sono ormai quattro o cinquecento anni, comunque, che la politica anglosassone, degli inglesi prima e degli americani poi, utilizza lo stesso copione per mantenere l'Europa in una condizione di frammentazione e di rachitismo. Che tu sia stato Carlo V o il Re Sole, Napoleone Bonaparte o Ottone di Bismarck, Francesco Giuseppe o il Kaiser, Adolf Hitler o Mussolini, o, per rimanere in Europa, in tempi più recenti il presidente serbo Milosevic, la rappresentazione che va in scena è sempre la stessa: diffamazione, isolamento internazionale, aggressione militare, omicidio. Napoleone se lo portarono a S.Elena per avvelenarlo, non dimentichiamolo mai. Questo è il loro modo di fare: assassinio e terrorismo. Un metodo collaudato che ha sempre un discreto successo

E adesso?
E adesso la mossa di Putin scombina oggettivamente i piani dei 4 compari (a USA e GB dobbiamo infatti aggiungere l'Arabia saudita e i suoi satelliti e soprattutto quel demente totale di Hollande) ed evita all'Europa un'ondata di piena che sarebbe stata probabilmente fatale. I russi stanno creando adesso un santuario per i civili, lungo la fascia costiera che va dal Libano alla Turchia. Un santuario protetto dalla loro superba fanteria di marina, dalle loro unità meccanizzate e aviotrasportate, dalla loro aviazione, che ha già preso pieno possesso dei cieli siriani, e sorvegliato dai loro droni e dai loro satelliti. Fatto questo, si penserà a riconquistare il resto della Siria, ma tale successiva missione potrà essere egregiamente svolta dall'Esercito arabo siriano, riequipaggiato con i nuovi mezzi e armamenti e sospinto da un morale alle stelle nel sapere i civili finalmente al sicuro.

Quanto a noi europei, dovremmo recarci in processione all' ambasciate russe per ringraziare, ma pochi immaginano a cosa siamo andati vicini. Specialmente qui da noi, ma d'altronde il 47% degli italiani è analfebeta funzionale. E si vede.
/image%2F1093605%2F20150622%2Fob_7f8e24_snoopy16.jpg)