Qualcuno in Europa occidentale storcerà il naso, ma dopo Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, anche la Slovacchia punisce i crimini commessi dal comunismo durante i cinquant’anni di regime, e persegue l’apologia. Nell’atto pratico è possibile che la bandiera rossa con falce e martello venga proibita. In Polonia è già così. La Slovacchia ha approvato la legge il 2 luglio 2011, e certo il vecchio governo guidato dalla Radicova, non si poteva definire “ultra-nazionalista”. La legge, in cantiere da tempo, era stata affossata nei primi anni 2000 dai partiti di sinistra e ha trovato nuova possibilità di approvazione grazie al partito cristiano-democratico. L’approvazione della legge, in Slovacchia, come nei Paesi che l’hanno preceduta, corrisponde a un’elaborazione del proprio passato, dei cinquant’anni di terrore, delazione, persecuzione, che i regimi comunisti hanno rappresentato in Europa orientale. L’equiparazione è dunque un passo in avanti : facendo i conti col passato è possibile costruire il futuro. E per comprendere la forza di annichilimento del comunismo est-europeo è sufficiente leggere qualche pagina di Jan Zabrana, di Zbigniew Herbert, o ricordarsi dell’insurrezione diBudapest, della rivolta di Praga, dell’eccidio di Katyn.
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