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iodi Gianni Fraschetti -

 

Se mai sara' fatto un elenco di coloro che hanno portato il mondo della destra italiana alla attuale, penosa, condizione, una delle primissime posizioni tocchera' senza meno ad Ignazio La Russa, che, insieme all'altro dioscuro della covata tatarelliana, Gasparri, combino' veri sfracelli, sia in epoca tardo missina che in fase di costituzione e gestione di quell'aborto malriuscito che fu Alleanza Nazionale. Premetto cio', perche'  vedo che ancora oggi parla, da par suo, mentre farebbe molto bene a tacere e bene ha fatto Storace a rispondergli per le rime nell'ambito della dialettica nata intorno all'ipotesi di una costituente di destra. In effetti  con il voto del 24 e 24 Febbraio si e' sancito un vero sterminio e si e' chiusa definitivamente una storia cominciata venti anni fa. Una storia che, secondo me, ma non secondo La Russa ed  i dirigenti che allora, insieme a Fini, decisero e guardate bene la fine che hanno fatto fra tutti,  non avrebbe  nemmeno dovuto cominciare, perlomeno nel modo in cui comincio'. Una storia di sconclusionati pifferi della montagna che scesero a valle per suonare e che furono suonati.  Perche’ oggi  gli “asfaltati”, nel cui novero va ricompreso a pieno titolo anche Gianfranco Fini e la banda del FLI, raccolgono puntualmente quel che hanno seminato. A partire dal Congresso di Fiuggi e dalla nascita di Alleanza Nazionale, per passare poi alla vita politica quotidiana di un partito  che in vent'anni celebro' un solo congresso,  e che congresso ..... Per concludere poi questa tragica epopea con la fusione per incorporazione nel PDL, l'ultima botta di genio di una classe dirigente dal Q.I. spaventosamente deficitario, della quale La Russa fu sicuramente uno degli esponenti piu' rappresentativi.  La stessa AN fu una felice intuizione per alcuni ed una iniziativa politica demenziale per altri, compreso il sottoscritto. La nostra specifica  identita' era il nostro bene piu' prezioso, quello che faceva la reale differenza sul campo e non si era mai visto, nella pur breve storia della repubblica italiana, che un Partito vincente  su tutta la linea venisse soppresso dalla sera alla mattina. Senza un momento di opportuna riflessione e senza un serio ed approfondito dibattito interno. Affogato come un gattino, con la supponente ed insopportabile leggerezza che da quel momento avrebbe accompagnato ogni gesto politico  della destra italiana, o meglio, del suo spezzone piu’ significativo. Vero era che la vittoria era arrivata per caso. Una sorte benigna ci aveva infatti spinto, naufraghi ed in balia delle onde, sulle coste della terra promessa ma  da quel momento, quando si e' trattato di metterci anche del nostro, non ne abbiamo piu' azzeccata una. Si entro' nell'era dei Colonnelli, senza un preventivo passaggio in Accademia, senza soluzione di continuita', senza tregua e senza nemmeno un attimo per fare respirare il cervello,  fino  all'inevitabile epilogo. Se cosi' lo vogliamo chiamare. Per dare vita a questo capolavoro dunque, nel 1994, nel breve volgere di qualche settimana,   un  mondo intero, fatto da uomini e donne, giovani e meno giovani, di ogni ceto sociale, un patrimonio umano, di idee e di ideali ed una riserva  morale e spirituale al servizio della Nazione, che era sopravvissuto a settanta anni di  ghetto e di liste di proscrizione, di arco costituzionale e di antifascismo militante a tutti i livelli, chiavi inglesi, pistole e pugnali compresi, divenne improvvisamente  obsoleto e venne rottamato, tanto per usare un verbo di gran moda oggi.  Panni troppo logori per il fastoso debutto in societa' dei nostri eroi, divenuti ormai ministri, abiti dei quali cominciavano  addirittura a vergognasi, vennero frettolosamente gettati via per lasciare spazio  alle polpe da servitori di palazzo ed all’intuizione di Pinuccio Tatarella: una bella alleanza ariosa di social nazionali, liberali, cattolici e società civile.  Un mostro policefalo dalla identita' incerta e dalla vocazione incomprensibile che apri' le porte di casa nostra al caos piu' totale.  Tatarella mori' poco dopo e quindi non e' dato sapere se e  come avrebbe corretto la sua creatura che fu da  subito un fritto misto di cani sciolti, arrivisti di ogni tipo e razzumaglia della peggiore specie e dalle piu' disparate provenienze. Una riedizione in sedicesimo della peggiore DC, allestita in fretta e furia e che avrebbe dovuto, quantomeno nelle intenzioni, rappresentare la maggioranza degli italiani e quindi guidare il paese, o tale era almeno la speranza alquanto vaga nei contenuti dei facitori di tale progetto.  Certamente  fu un miscuglio disgustoso ed immangiabile, programmato freddamente  a tavolino con la precisa intenzione di mettere insieme e fare coesistere il colto e l'inclita, il barone e il cafone, l'onesto militante ed il razziatore ed il possibile con l’impossibile. Il solo scopo era il potere in quanto tale, fine a se stesso, senza neanche una vaga idea di cosa farci dopo  e  prova ne sia che la chiara identita' di destra del partito venne immediatamente sfumata e soppiantata  dall'eterno tormento dei cattolici in politica, dalle peggiori castronerie neoliberiste in economia e da quanto di peggio i nuovi arrivati si inventavano e rovesciavano quotidianamente sulle scrivanie dei "Colonnelli" , nell'intento di acquisire meriti ai loro occhi e scalare in questo modo  la nomenklatura interna. Un vero troiaio, sotto ogni punto di vita. Il partito militante venne  soffocato dalle lobbies e quasi emarginato, e tutto cio' avvenne senza nemmeno il conforto di un robusto incremento di voti. Il FN francese, che ha una identita' di destra addirittura scolpita, ha sempre sopravanzato di gran lunga AN in termini elettotali.  L ’idea romantica degli uomini dalle diverse provenienze uniti dal collante ideale di valori ed obiettivi condivisi non era certo nata ieri ed avrebbe anche potuto funzionare  ma  sarebbero servite idee chiare, ufficiali e sottufficiali in gamba, una disciplina di ferro ed un rigore cartesiano e non era certo  il caso di AN dove c’era solo abbondanza di Colonnelli sudamericani scarsi di materia grigia e di attributi e delle loro sfavillanti corti dei miracoli. Quindi non poteva funzionare ed infatti non funziono'. Mai. Produsse  solo continue faide intestine, uno stato di fibrillazione permanente nella ricerca spasmosdica di qualsiasi forma di intelligenza da sopprimere ed una incapacita’ cronica da parte di chi doveva comandare di esercitare il comando. Questa fu AN ed  era evidente che il codice genetico della sua classe dirigente non contemplava il poter fare bene, nemmeno in via puramente teorica.  Esso infatti comprendeva e coniugava perfettamente solo il linguaggio triviale delle correnti interne con tutti i suoi postulati, corollari e  possibili declinazioni, ovvero tendeva a formattare  ed a far vivere il partito  esattamente al contrario di quello che sarebbe servito, quantomeno per esercitare decorosamente il potere. In venti anni  AN  non e' riuscita infatti a portare a termine un solo progetto che si potesse qualificare di destra, non e' riuscita a fare una battaglia ( il presidenzialismo ad esempio ) o almeno a  lanciare una parola d'ordine di destra, non e' riuscita a definire una prospettiva economica di destra, e dire che ce ne era di farina per impastare il pane, e non e' nemmeno riuscita a proporre un modello culturale che avesse un minimo di attrattiva. Se poi vogliamo proprio dirla tutta, e' stata anche totalmente incapace di costruire un sistema di potere. Di quelli brutali, tesi al solo fatturato politico...e non solo. Il tutto pur governando e pur partecipando alla spartizione della torta. Non ha mai avuto uomini all'altezza del compito, a nessun livello ma unicamente soggetti raccattati qua e la', indefinti politicamente, ignoranti e stupidi. Ecco il centrodestra che  La Russa, che oggi parla tanto, contribui' a costruire e se a cio’ aggiungiamo una incapacita’ cronica e congenita di Gianfranco Fini  ad esercitare il comando, un esercizio che pareva quasi annoiarlo a morte in certi momenti,   non stupisce che per vent’anni l’ unica reale immagine della destra che e' risultata ben visibile a tutti,  sia stata quella, come ha scritto qualcuno, "...di un’Armata Brancaleone di rozzi arraffatori, puttanieri e minchioni di ogni risma..."  che hanno deliziato l’opinione pubblica con le loro gesta (aggiungo io) e con il tormentone finiano delle abiure e del male assoluto. L'unico reale segno di attivita' elettrica a livello cerebrale all'interno del partito anche se sarebbe stato di gran lunga meglio finire in coma. Con l'elettroencefalogramma rigorosamente piatto. Una roba vergognosa, insomma. Il tutto senza un minimo di rispetto per il proprio elettorato e, se vogliamo, senza nessun rispetto nemmeno per loro stessi. Una crassa e ridanciana commedia all’italiana, di quelle sul boom economico, anni '60, che suscitano un riso amaro a rivederle, dove affari, supermaggiorate, ostentazione volgare del benessere  e politica di infimo livello andavano di pari passo nel disegnare un’Italia che stava piano piano smarrendo le sue radici ed i suoi assoluti morali. Questa fu l’immagine di AN percepita all' esterno, anche se molti dirigenti e militanti non erano cosi’ ed anzi provavano vergogna per quanto vedevano. Storace, per esempio, se ne ando' sbattendo la porta di fronte a questo spettacolo osceno. Fiorito non nasce dunque per caso, non e' un incidente del destino, un accanimento della "malasuerte", ma arriva da lontano ed e’ l’infelice ma inevitabile sintesi di vent’anni di questo andazzo.  La sintesi che tutto racchiude dentro di se e tutto spiega a chi vuole capire, meglio di tante parole. Quella destra, quella che ho appena descritto, se destra la vogliamo ancora chiamare, e’ stata  al potere ad ogni livello e non sapendo cosa altro fare, lo ha gestito come fan tutti in Italia: "...Con le donnine e i frigoriferi pieni...", dando il peggio di se, come ha scritto poi qualcun altro. Allora se vogliamo ripartire con una costituente di destra, questi vent' anni ce li dobbiamo stampare a fuoco nella mente per avere ben chiara la direzione che non si deve prendere. Mai ed in nessun caso.

"Noi siamo l'alternativa globale al sistema", forse qualcuno la ricordera' ancora questa  parola d'ordine. Nel 1980 il Comitato Centrale del MSI approvo' un documento programmatico, sconvolgente per la sua attualita', il cui prologo era il seguente:  

"....Questo documento vuole avere, anche al di là del pur importantissimo fatto elettorale (sia esso soltanto amministrativo, ma per ben dieci milioni di italiani, sia esso - come appare probabile – anche politico), il respiro di un messaggio: il messaggio degli anni ’80, che saranno, che già cominciano ad essere, gli anni della crisi finale, totale, irrevocabile di un sistema e della sua graduale o repentina, ma comunque necessaria, salutare, inevitabile sostituzione; il messaggio degli anni ’80, che saranno, che già cominciano ad essere, per chiari segni, gli anni della svolta. A chi lancia ipotesi con lo sguardo rivolto all’indietro: "ritorno al ‘68’ ",  noi rispondiamo: niente ritorni, basta con le dietrologie di regime. Noi siamo "avanti", perché l’alternativa che abbiamo l’onore di rappresentare ci colloca in posizione di avanguardia, e per quanto concerne la concezione dello Stato, e per quanto concerne la Nazione nel respiro di Europa, e per quanto concerne il Lavoro soggetto della economia e protagonisti della vita dello Stato. In questo nostro impegno, in questa nostra denuncia, in questa nostra sfida, in questa nostra capacità e volontà di alternativa globale consistente il messaggio degli anni ’80, che si articola nei seguenti punti preliminari; e nelle successive proposizioni, che, tema per tema, sono state concordemente redatte dalla classe dirigente – unitaria – del Msi-Dn......".

Lasciamo per ora perdere i singoli punti e limitiamoci a constatare che allora il problema era sentito dalla classe dirigente missina, (che pur non era immune da colpe, anche gravi), a livello di sfida globale ad un sistema che si stava decomponendo e l'alternativa  era rappresentata in termini globali che attraversavano la concezione dello Stato, il nostro rapporto con l'Europa e la sfida rappresentata dal  lavoro e dall' economia. I problemi, come vediamo, sono ancora tutti li' (concezione dello Stato, Europa, economia) ed io credo che da li' bisogna ripartire. Dall'analisi che fu fatta allora.  Otto milioni e mezzo di italiani hanno votato il 5 stelle che, se guardiamo bene, si e' proposto e continua a proporsi  esattamente come avremmo dovuto fare noi. Come alternativa globale e senza compromessi, una alternativa di moralizzazione  e di rinascita. Una alternativa che per la sua stessa esistenza  mette le ali  alla speranza. Ed e' dunque da  qui che bisogna ripartire. Da una analisi che fu nostra e da una parola d'ordine impegnativa che ci e' stata sottratta, insieme a quanto c'era di meglio nel patrimonio cultutrale e genetico della destra. Ci hanno tolto anche le "parole guerriere" urlate da Grillo in faccia ad una folla oceanica al comizio di chiusura.  Non e' rimasto nulla ma e' tutta roba che ci appartiene  e dunque ben venga la costituente, una costituente ricca di stimoli intellettuali, di nuove ed antiche  parole d'ordine, di impegno a tracciare ardite  rotte che ci riportino all'avanguardia della societa'. Ad illuminare la strada ed indicare il cammino. Una costituente di programmi, di sogni, di speranze e perche' no, anche di eresie. Una confluenza di soggetti che, tolto La Russa del quale riteniamo di poter fare tranquillamente a meno, dovra' vedere riuniti insieme tutti i vecchi e nuovi protagonisti del nostro mondo. I vecchi guerrieri che non hanno deposto ancora la spada ed i giovani, come Giorgia Meloni, che a volte esitano magari ad usarla. Combattenti di razza come Francesco Storace ed intellettuali come Pietrangelo Buttafuoco. Una costituente che trasmetta a tutti, immediatamente una scossa elettrica. Il sentimento e la sensazione che il letargo e' finito. Che ci trasmetta l'incomparabile orgoglio di essere ancora al centro della mischia, che  siamo ancora noi e che abbiamo indossato di nuovo e finalmente quell'abito futurista che solo puo' produrre scintille rigeneratrici nel pensiero.  Scusatemi ma sono  stanco della solita destra legge ed ordine. Quella di La Russa per capirci.  Non siamo sceriffi e non lo siamo mai stati. Dovremmo essere rivoluzionari che, a pensarci bene e'   l'esatto contrario.

 

Ps. Utilizzo il termine destra che mi da la nausea unicamente per semplicita'

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