di Gianni Fraschetti - Cio' che vedete nella foto e' quanto rimane di una bombola esplosa, si chiama ogiva ed e' la parte superiore, qualla che alloggia il gruppo di riduzione del gas ed il rubinetto di chiusura protetti da un anello metallico che funge anche da maniglia per il trasporto. I frammenti che vedete non sono stati trovati a Brindisi dove fino adesso l' unico reperto e' un fondo di bombola che a quanto ne sappiamo poteva gia' stare di suo nel cassonetto.
L' ipotesi GPL infatti sta perdendo parecchio di consistenza, specialmente dopo che quasi tutti gli organi di informazione hanno rilanciato i dubbi da me espressi nell' articolo Bombole del gas ? Ma non diciamo eresie... ed a coronamento di tali perplessita' Il SOLE24Ore riporta oggi una intervista a Danilo Coppe, consulente del RIS del Carabinieri, uno dei massimi esperti di esplosivi ed esplosioni in Italia.
Coppe ha praticamente ripetuto, punto per punto, quanto da me posto in evidenza nell' articolo di cui sopra, lasciando uno spiraglio alla possibilita' che ci fossero bombole vuote insieme al marchingegno esplosivo accroccato da evidenti dilettanti, possibilita' assai remota che si e' dovuto caricare sulle spalle malvolentieri ( e si vede ) per non sputtanare definitivamente quanto fino ad ora era stato detto e scritto su questo crimine.
Coppe dice chiaramente quel che non ci voleva molto ad intuire avendo un minimo di conoscenza di esplosivi, se ci fosse stato GPL, Propano o Butano fa poca differenza, la Fireball avrebbe incenerito uomini e cose in un raggio di cento metri e quel muretto non avrebbe certo retto al fronte di pressione generata dall 'esplosione. Altro che prato verde ed alberelli intatti. Quella zona sarebbe diventata una succursale dell' inferno.
Secondo il perito l' ordigno e' stato confezionato probabilmente con nitrato d' ammonio ed alluminio, materiali reperibili presso ogni Consorzio agrario, come avevo gia' chiaramente scritto, peraltro innescati male tanto da fare abortire le esplosioni secondarie che infatti non ci sono state.
Seguono poi tutta una serie di ipotesi sulla personalita' sell' attentatore che a noi interessano fino ad un certo punto. Quello che mi preme e' rimarcare come finalmente la verita' stia cominciando a farsi strada insieme alla certezza che se per fare un attentato servendosi di tre bombole occorreva una organizzazione criminale, un artificiere professionista ed un lavoro non di poco conto, per mettere insieme un po' di nitrato e di alluminio , utilizzando polvere nera per la carica primaria non servono grandi esperti, e' in condizione di farlo chiunque , magari seguendo le istruzioni di uno dei tanti siti sciagurati che vi sono su Internet
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