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Riforma Senato, la maggioranza sta per andare sotto sull'odg Calderoli. Poi Forza italia salva Renzi. Il giallo delle dimissioni della Boschi. Berlusconi ormai va a ruota libera...

 

 

 

 

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(INFORMARE) - La maggioranza si spacca sulla riforma del Senato. Alla fine, dopo una giornata difficilissima, passa il testo base del governo con 17 voti a favore e 10 contrari in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Decisivi i voti di Forza Italia, per tenere in piedi il governo di Matteo Renzi. Che gli italiani ci pensino bene a chi stanno per consegnare il loro voto il prossimo 26 Maggio: ormai Berlusconi è il soggetto più inaffidabile del panorama politico italiano. Il messaggio a Renzi è comunque chiaro: il Pd  ti tenderà trappole ad ogni voto e sulle riforme puoi contare solo su di noi. Esultanza del popolo di destra gabbato per l'ennesima volta.

Poche ore prima del voto definitivo, infatti,  era arrivato un altro segnale,  di segno diametralmente opposto: la maggioranza era andata sotto sull'ordine del giorno del leghista Roberto Calderoli che di fatto proponeva un "Senato elettivo" in netto contrasto con il testo del governo. Anche in questo caso decisivo l'apporto degli esponenti di Forza Italia, che insieme all'opposizione (Sel e 5 Stelle) e grazie all'astensione del democratico Mineo e al sì del presidente dei Popolari per l'Italia Mario Mauro avevano portato allo "sgambetto". L'ordine del giorno di Calderoli prevede "senatori regionali eletti in ciascuna regione in proporzione alla popolazione, contestualmente all'elezione nel rispettivo consiglio regionale o di provincia autonoma". Il testo prevede anche la soppressione dei senatori a vita e stabilisce di prevedere oltre ad un elenco delle materie di competenze statali, un elenco di materie di competenza esclusiva delle Regioni. Tutti punti non previsti dal ddl approvato dal Consiglio dei ministri che il governo aveva, di fatto, cercato di blindare.

Nel pomeriggio si è creato un vero e proprio giallo sulle dimissioni di Maria Elena Boschi. Di fronte alle tensioni della maggioranza, intorno alle 19 si sparge la voce della "minaccia" del ministro delle Riforme ai membri del Pd nella commissione diretta da Anna Finocchiaro: o si prende come testo-base per la discussione il ddl approvato dal Consiglio dei Ministri oppure è pronta a rassegnare le dimissioni, con il risultato che mercoledì il premier Matteo Renzi sarebbe dovuto salire al Colle per verificare con il presidente Giorgio Napolitano il da farsi. "Non l'ho mai detto", è la secca smentita della stessa Boschi all'agenzia di stampa Adnkronos, qualche minuto dopo. Poi una lunga telefonata tra Renzi e Berlusconi e come per miracolo si materializza il sossorso azzurro.

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