Barack Obama ha ricambiato la cortesia dell’intervista rilasciata due giorni fa da Mario Monti al Wall Street Journal con una intervista apparsa ieri sulla Stampa. Entrambi gli interventi dei due amiconi della Goldman Sachs, uno come ex consulente, l’altro come finanziato nella sua campagna presidenziale e come successivo salvatore, con soldi pubblici, hanno rappresentato l’antipasto dell’incontro di ieri alla Casa Bianca. Il primo vertice ufficiale tra i due che ha confermato, al di là delle chiacchiere di circostanza, la vicinanza del professore della Bocconi alla filosofia economica e finanziaria anglofona. Sui due quotidiani si è svolto così un botta e risposta con Obama a ribadire di apprezzare la convinzione di Monti che ridurre il debito pubblico e il disavanzo va bene ma che questo non deve andare a detrimento della crescita. Una visione che va a cozzare con la linea politica predominante oggi in Europa e sostenuta da Angela Merkel che spinge in primo luogo per tenere sotto controllo la dinamica dei conti pubblici e che soltanto in seconda battuta presta attenzione a stimolare la crescita economica. In realtà, nessuno ha ancora spiegato come possano essere compatibili il controllo della spesa ed un rilancio dell’economia che in una fase di recessione-depressione come questa potrebbe aversi soltanto con un massiccio programma di investimenti pubblici, in chiave keynesiana, tali da rimettere in moto il meccanismo. Ma sarebbero comunque investimenti che andrebbero ad incidere subito sul debito e sul disavanzo senza peraltro garantire gli effetti sperati. Peraltro le richieste degli Usa ai Paesi europei di ridurre il debito pubblico sono incredibili se solo si pensa che quello Usa ha raggiunto il 100% del Pil che cresce al 130% contando il debito degli enti locali.
Ma per la Casa Bianca di Obama, così come per la Downing Street di Cameron, in questa fase l’obiettivo è di mettere in crisi il direttorio tedesco-francese ed utilizzare allo scopo quei personaggi, come Monti, che per propria esperienza professionale anglofona sono più sensibili a certe tematiche. Del resto non è detto che Sarkozy vinca le imminenti presidenziali francesi, anzi è presumibile che le perderà. Come è molto probabile che la Merkel venga sconfitta alle elezioni politiche dell’anno prossimo. E si sa, i socialisti francesi e tedeschi sono storicamente più portati alla spesa facile. E con debiti pubblici alti, l’euro è più debole anche se Obama millanta di volerlo forte.
Per il presidente, si trattava anche di strizzare l’occhiolino agli italo-americani che, tradizionalmente, sin dai bei tempi di Lucky Luciano, hanno generalmente votato per i democratici. Così, tra riferimenti ai politici che collaborano con lui come Nancy Pelosi e Leo Panetta, il maggiordomo di Wall Street ha riconosciuto a Monti di aver fatto fare all’Italia passi “impressionanti” (sic). Scontato l’invito ribadito nell’incontro a due che l’Italia sia coerente ai suoi impegni internazionali, restando in Afghanistan e che sostenga gli Usa nella loro campagna contro il programma nucleare iraniano e contro il governo siriano.
Obama utilizza Monti contro la Merkel
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