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di Gianni Fraschetti -



Alla fine le cose stanno andando come era logico che andassero. Male dice qualcuno, e sono i più ottimisti, ed è iniziata l’italica ressa per salire sul carro renziano del vincitore. La corte del nuovo monarca si sta intanto strutturando come tutte quelle che l'hanno preceduta. Con tutti i suoi riti, i suoi vizi, i suoi astri nascenti, i suoi guitti e le sue preferite. I nani e le ballerine sono ancora lì mentre gli italiani continuano a sprofondare nell’abisso nel quale sono stati scaraventati.

La consapevolezza che si aprono spazi politici nuovi e impensati, dovrebbe però agitare gli animi e le coscienze della parte più sensibile e acculturata di coloro che non intendono arrendersi alla catastrofe in corso. Alla fine le ideologie saranno pure finite, dicono, ma nella Italia di oggi si può sopravvivere solo se le radici sono profonde e possono trarre linfa nell’humus delle grandi pulsioni ideali.

Il desiderio di banchettare al gran tavolo del potere non è sufficiente per rimanere in vita, e basta darsi un'occhiata intorno per capirlo. Il Pd è squassato dalla peristalsi che precede l'espulsione della sua componente di sinistra, Forza Italia è ormai un vascello in fiamme alla deriva che cerca di rimanere a galla aggrappandosi al "patto del Nazareno, e il M5S è destinato fatalmente a non poter sopportare l'ondata di delusione susseguente alle tante false illusioni che ha generato. I montiani se ne sono andati dall’osteria della politica senza nemmeno un decimale per pagare il conto e Alfano è semplicemente patetico, e al netto di Casini e Mauro, inesistente.

Restano la Lega e Fratelli d’Italia. La prima è riuscita a cancellare il passato di scandali e ha inciso di nuovo sul territorio con una forte identità anti-euro e anti-immigrazione, mentre i secondi continuano a pagare lo scotto della troppa zavorra inutile caricata a bordo, di una identità politica mai declinata con chiarezza e di un messaggio confuso e rivolto non si sa bene a chi. Ai moderati? In una Italia che vuole cambiare tutto e in maniera radicale?

Leggendo le motivazioni di alcuni protagonisti di quel partito, sarebbe questo l’idealtipo a cui si dovrebbe rivolgere una formazione a vocazione nazionale: una massa (ne siamo sicuri?) indistinta (questo è certo) di moderati che abbia paura di cosa? Dei grillini magari, o di Renzi, o dei comunisti forse? Mah... L'uso stesso del termine "centrodestra" nelle sue varie applicazioni ...ricostruiamo il centrodestra...rifondiamo il centrodestra...la dice lunga sulla confusione mentale che alberga da quelle parti e ciò nonostante la indubbia bravura e l’abnegazione di Giorgia Meloni che si è fatta in quattro per mascherare le troppe carenze che penalizzavano il suo partito ma che rischia di pagare un conto salato se non porterà gli opportuni correttivi.

Una nuova destra dunque deve ripartire da qui. Dalle macerie che vanno sgombrate quanto prima, rimuovendo con esse i motivi che suscitano fastidio e confusione negli elettori e li fanno rimanere a casa.

Per prima cosa bisogna fare chiarezza sugli aggettivi liberale e liberista, dei quali nel nostro ambiente, ma non solo, si continua ad abusare. Peraltro non si capisce nemmeno bene che cosa vogliano più dire simili termini. Nel momento in cui le ricette anticrisi vanno in tutt'altra direzione: si parla, per esempio, di un rinnovato ruolo dello stato nella preservazione della grande industria (caso Ilva), della partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese sul modello tedesco, di rivedere l’impianto delle leggi che hanno precarizzato il lavoro, di bloccare la delocalizzazione delle aziende italiane. In tale contesto economico e sociale cosa vuole dire invocare una destra liberale?

Sarebbe inoltre assai difficile conciliare una destra sociale e solidarista con gli alfieri del permissivismo e della promiscuità finanziaria ed economica che ci ha ridotti nell'attuale condizione. Fu dall'inizio il tallone d'Achille di un partito, Alleanza Nazionale, che non seppe mai comprendere quale strada andava percorsa. E il non essersi posti questo problema, il non avere mai fissato paletti visibili, sotto il profilo etico, politico ed economico, alla lunga non solo non pagò, ma divenne una zavorra insopportabile che impedì ad AN un volo stabile e sicuro nelle quote alte della politica. Proseguendo nello stesso equivoco FdI non riesce nemmeno a decollare.

La guerra la si vince sul piano delle idee e dei programmi, non occupando qualche poltrona o conquistando qualche zero virgola in più. Il problema consistette allora nella assoluta incompatibilità di certuni punti di vista e il principale problema del partito fu la inconciliabilità assoluta tra loro di almeno due delle tre correnti di pensiero che qualcuno pensava di fare coesistere. E' finita come sappiamo e oggi abbiamo lo stesso problema, identico. Se rifondando la destra si va cercando la grande ammucchiata, il melting pot, la marmellata selvaggia che mette insieme tutto e il contrario di tutto, il prodotto finale non potrà mai essere la risposta alla eclissi della nostra destra.

La gente non va a votare perchè non ci vede più. A furia di ammucchiate ci siamo mischiati e diluiti fino a scomparire e dunque la medicina non può assolutamente essere mischiarci ancora, ma fare esattamente il contrario. Dobbiamo separare altro che mischiare ancora e riprendere ognuno la propria fisionomia. I liberali vadano con i liberali, i cattolici con i cattolici e i social nazionali ritrovino finalmente le motivazioni per stare insieme e combattere insieme.

L'esperienza di AN fu fallimentare, sotto ogni punto di vista. Stupidi come erano (e sono) e schiavi del complesso di inferiorità dei parenti poveri, Fini e i suoi "colonnelli" seppellirono allegramente la comunità umana e politica dalla quale provenivano, sotto la demagogica, generica e dannosa denominazione di moderati, con la quale cominciarono a definirsi e soprattutto a definirci. Questa nuova, ridicola etichetta, era un modo come un altro per conformarsi all'andazzo generale, godere dei loro nuovi privilegi e trovarsi un alibi per non svolgere alcuna opposizione nei confronti del degrado morale, etico, sociale e civile che stava devastando l'Italia, dopo avere devastato loro, per primi.

Parliamo di gente interessata solo a mettere il culo bene al caldo, integralisti della poltrona a tutti i costi, delle alleanze contro natura che è arrivata a spingere la loro personale ambizione fino al rinnegamento della loro stessa vita passata, fino all'antifascismo dichiarato, come Alemanno, a prescindere da ogni altra considerazione di carattere morale ed etico. Gente senza scrupoli, disposta a tutto. E lo hanno ampiamente dimostrato.

Bene, senza voler considerare altri corposi aspetti, che pure ci sono, possiamo mai ipotizzare di ricostruire il nostro mondo con personaggi che oramai sono delle vere puttane della politica? Puttane, parecchio sputtanate per di più. Gente che ormai rifugge scandalizzata dalla destra estrema o destra sociale, o se volete sinistra nazionale. Quel socialismo nazionale e solidarista che nessuno (in Italia) pare volere più e che suscita espressioni di raccapriccio in certi palati ormai avvezzi (ma ancora per poco) al caviale e champagne.

Non hanno voglia, evidentemente, i signorini di riprendere a sfondarsi le suole delle scarpe tra la gente, facendo apostolato politico. Eppure in tutta Europa, con le nostre idee, hanno fatto percentuali a due cifre e ancor più ne faranno in futuro e se solo esiste una bandiera di rivolta al nuovo ordine orwelliano che si sta imponendo è la nostra. Mentre qui giochiamo a fare il centrodestra e i liberali.

Occorre qualcosa di nuovo dunque, che sia un movimento di popolo contro il sistema e alternativo al sistema! Ci riuscivamo trenta o quaranta anni fa…ed era difficile in pieno boom economico. Oggi dovrebbe essere molto più facile. E bisognerà ripensare il rapporto del mondo della destra con la cultura, non solo quella ideologicamente contigua. Confrontarsi con il gramscismo che ha permesso alla sinistra di diventare egemone nella creazione e nella diffusione delle idee attraverso il controllo capillare delle scuole, delle università, dell’editoria. Con Amici di Maria de Filippi si fa poca strada, come abbiamo visto.

E’ dalla risposta ideale a questi temi che questa nuova destra sarà capace o incapace di rivivere, di riacquistare spazio e cittadinanza politica, di attrarre e affascinare le nuove generazioni. La politica è passione ideale, è cultura, è realismo, è capacità di interpretare il mondo e di immaginarne il futuro. L'errore dal quale dobbiamo rifuggire più che da ogni altro è quello di chiuderci nel ghetto, orrendamente definito e chiuso dai termini: cattolico, moderato liberale.

Non rappresentano le parole d'ordine per accedere al futuro e sono più escludenti dell'arco costituzionale, per chi se lo ricorda. Lasciamole a Berlusconi e al suo gerontocomio, e ad Alfano e Casini quelle etichette. Noi non dobbiamo avere paura delle nostre idee e ancor meno delle parole. Grazie a Dio, nella nostra tradizione politica e nella nostra storia siamo pieni di idee. Basta ridefinirle, magari aggiornando il modo di presentarle, e saremo pronti a sfidare il mondo intero sul piano della proposta politica, economica e sociale.

Dio ce ne scampi da certe tentazioni, almeno secondo certa gente, per la quale la destra può essere solo un accrocco strano. Una via di mezzo tra una associazione di sceriffi in pensione, tutta legge e ordine, una congrega di attempati chierichetti e una formazione neocon volta solo alla conservazione dei privilegi. Per chi ce li ha, ovviamente. Non ci sarà un domani se non avremo dei valori da rappresentare e da difendere e non ci liberemo di queste ciarpame e degli zombie che, pur di sopravvivere, lo spacciano come la chiave magica per interpretare il futuro.

La nostra destra dovrà essere capace di affondare le sue radici profonde - quelle che non gelano- nell'Idea, di reinterpretarne il mito, di coniugare tradizione e modernità, di riscoprire il Sacro, di porre l'uomo e non l'economia al centro di tutto e di sognare e disegnare un domani possibile per la nazione in un grande affresco comprensibile da tutti gli italiani.

Gli Imperi non si conquistano con la timidezza e il misurino da farmacista, cerchiamo di tenerlo bene a mente

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