
di Gianni Fraschetti -
L'alleanza che si va profilando tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, se da una parte apre le porte alla speranza di un elettorato, quello di centrodestra e di destra, fortemente demotivato e poco propenso a impegnarsi nuovamente e soprattutto a ritrovare l'entusiasmo, dall'altra evidenzia carenze strutturali nei contenuti e nella proposta politica che non possono essere mascherate da una generica posizione euroscettica e anti-euro.
La Lega continua a covare un sentimento poco patriottico e fortemente improntato a un misto di confuso liberismo e anti-immigrazionismo, a volte anche molto becero, che impedisce alla nostra classe media e ai ceti comunque improntati a valori erroneamente reputati progressisti di voltare definitivamente le spalle alla proposta, pur carente, del Presidente del Consiglio.
Conseguentemente, per cominciare a cambiare le cose e per non correre il rischio che dopo il Movimento 5 Stelle compaia qualche altro soggetto, magari costruito in laboratorio, che occupi uno spazio politico che tutt'ora permane libero, Giorgia Meloni dovrebbe fare ciò che teoricamente meglio dovrebbe riuscirle, ossia definire i propri contorni strategici, accentuando la propria posizione patriottica, per sfumare le fiammate autonomistiche della Lega, e riempire la proposta politica di FdI di quei contenuti solidaristici, che certo non mancano nella storia della destra e che possono fare breccia non solo nel tessuto devastato dalla crisi e dolorante della media borghesia italiana, ma anche e soprattutto a sinistra, portando idee vincenti direttamente nel campo avversario.
Un forte carica sociale, dunque, da unire a una diversa e più motivata impostazione del tema dell'immigrazione, vale a dire quel progetto compiuto che non esiste a sinistra e che le ha causato una emorragia inarrestabile di consenso nelle cinte proletarie dei grandi centri urbani.
Infine dovrebbe ipotizzare un percorso che dia concretezza e solide basi alla posizione euroscettica e anti-euro, una exit-strategy da inquadrare nella prospettiva a breve termine di una Confederazione europea nuova di zecca, che ponga quale fondamento il valore assoluto di comunità di destino e non una moneta unica che ci sta uccidendo.
Se la Meloni riuscirà a fare tutto ciò, e in fondo non è nemmeno tanto difficile, qualificherà la sua forza politica quale unica vera interprete del momento storico che stiamo attraversando e potrà contrastare una deriva europea che se non troverà diversi sbocchi ci condurrà inevitabilmente a imboccare la via di una guerra sanguinosa, di cui l'Ucraina è solo la prima avvisaglia.
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