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Il "vaffanculo" di Rossella: l'Italia e i suoi marò, la vergogna infinita

Tre anni, cioè 1095 giorni stretti nella morsa di un incubo che pare interminabile e irrisolvibile, avvolti dalla cappa del vergognoso silenzio del terzo governo non eletto che riesce solo a dire “lasciateci lavorare, il silenzio è costruttivo oltre che doveroso perché altrimenti rischiamo di incrinare i rapporti con l’India”.

Ma poi, di fatto, nessuno fa nulla per arrivare alla soluzione di questa vergogna infinita, solo ed esclusivamente italiana. La soluzione di una vicenda che ha dell’assurdo, del grottesco e del paradossale, nella quale sarebbe bastato attivare un arbitrato internazionale per arrivare a logica soluzione in tempi almeno ragionevoli.

Paradossale al limite della fantascienza, perché non si possono privare della libertà due esseri umani, due soldati che hanno solo fatto il loro dovere, per ben tre anni, facendo scontare loro una reclusione e una detenzione illegale, basata su accuse inesistenti e facendo strame loro comprovata innocenza.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, prima ancora di essere vittime dell’India, sono vittime della loro stessa Patria, di quello stato italiano che li ha traditi, ingannati e venduti per due soldi. Pagano un conto esorbitante per aver avuto quel 15 febbraio di 3 anni fa la sfiga di essere di servizio su quella nave maledetta, l’Enrica Lexie, sulla quale era operativo un team antipirateria del Reggimento San Marco,

E i pirati sono arrivati, come capita frequentemente nelle acque dell’Oceano Indiano (da qui i militari a bordo, mica per farsi fighi eh!), e i due fucilieri qualche colpo di avvertimento lo hanno esploso, hanno fatto il loro dovere, il loro lavoro. E la barchetta dei pirati capita l'antifona se ne era infatti andata.

Ma, alcune ore dopo la guardia costiera indiana li richiama con un tranello al al porto di Kochi dove vengono accusati senza mezze misure e senza alcun elemento a supporto: “...avete sparato a una barchetta di poveri pescatori, ne avete ammazzati due”

Ecco l’accusa, totalmente infondata e sorretta da null'altro che chiacchiere, che da 3 anni tiene inchiodati questi due ragazzi per bene a un incubo. Senza uno straccio di prova - ciò che è stato rilevato fino a ora dimostra infatti esattamente il contrario - questo paese incivile, dove viene stuprata una donna ogni tre minuti, e totalmente fuori da ogni percorso logico di diritto penale e internazionale, detiene illegalmente i nostri due soldati e lo stesso aveva fatto anche col nostro ambasciatore (per chi l'avesse dimenticato).

In un grottesco susseguirsi di versioni fornite e poi ritrattate, il capitano e armatore (vabbè…) del St Antony, Freddy Bosco, corresse più volte la sua versione dei fatti fino a sembrare raccontasse barzellette a se stesso, fino a rimangiarsi quanto detto inizialmente, e cioè che l’incidente in cui i due pescatori - che io continuo a dichiarare pirati comunque, perché non ho mai visto un peschereccio di dodici metri con undici persone di equipaggio - erano stati uccisi, era avvenuto in orario totalmente diverso da quello segnalato dalla Lexie e riportato da tutti gli organi coinvolti. Ovvero dell’International Marittime Organization, dalla Marina Militare, dall’armatore italiano e dagli stessi marò nel loro rapporto.

Cosi Max e Salvo, come ormai siamo abituati con affetto a chiamarli da tre anni a questa parte, vivono prigionieri in una terra straniera e ostile.
Vero, Latorre ora è a Taranto da fine agosto, e fino ad aprile ci rimane, ma bisognerà vedere cosa succederà alla scadenza del permesso concesso dall’India per motivi di salute.

Eh sì, perché non dimentichiamoci che Massimiliano non è tornato in Italia per una licenza ma perché ad agosto è stato colpito da un ictus di cui ancora oggi porta i segni.
E un soldato di un corpo scelto, abituato a fatiche fisiche e psicologiche impensabili per noi “civili”, e se è arrivato a tanto, vuol dire davvero che ogni forza fisica e psicologica si è esaurita.

E nel frattempo, oltre al dolore fisico, si aggiunge il dolore morale per aver lasciato solo in India il suo fratello di sventura. Rimasto laggiù, solo come un cane, senza neppure l’affetto della famiglia se non con un paio di viaggi sporadici.
Neppure a Natale gli hanno permesso di venire in Italia a trascorrere le festività con la moglie e i figli che non vede crescere da 3 anni.
Entrambi abbandonati dalle istituzioni di questa vergognosa repubblichetta delle banane, ma non di certo da parte dei cittadini comuni, dalle associazioni combattentistiche e d’arma, e da molti esponenti del mondo militare.

Tre ministri della difesa e cinque degli esteri non sono riusciti a portarli a casa, sono solo riusciti a farsi viaggetti a sbafo per stringere loro le mani e dire quanto sono orgogliosi di loro.
Io dopo quella stretta di mano mi sarei disinfettata.
Non c’è riuscito l'incompetente e patetico inviato speciale Staffan de Mistura, non c’è riuscita l’Europa, non ci sono riusciti gli ambasciatori.

Sono stati solo capaci di farli tornare due volte in licenza, la seconda delle quali è degenerata poi nel più ignobile tradimento che questo stato potesse fare ai loro danni.
Infatti nel 2013, i loschi e immondi giochi politici ed economici che portarono poi alle dimissioni del Ministro Terzi, completarono il quadro dell’incapacità e della totale impotenza diplomatica italiana e si giunse così al giorno dell’infamia assoluta facendoli tornare in India.
Monti, Passera, Di Paola, Letta, Renzi, Mogherini, Pinotti, e naturalmente Napolitano, meriterebbero tutti un pubblico processo per alto tradimento.

Quindi, in occasione di questo terzo anniversario che mai avrei pensato di dover “ricorrere”, voglio tirare fuori di nuovo ciò che scrissi il giorno dopo quel tradimento….

Perché nulla è cambiato e io mi vergogno di questo paese.

E Max e Salvo avranno sempre il mio appoggio, il mio sostegno e il mio affetto, insieme alle loro famiglie, finche non li vedrò tornare a casa.

Questi sono uomini, da cui imparare cosa è l’onore e l’orgoglio. Tutti gli altri attori di questa vicenda, politici o militari che siano se ne devono andare affanculo! A capo chino e senza profferire verbo. Vergogna!

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Io credo che la notte appena passata difficilmente la scorderò perchè forse per la prima volta davvero nella mia vita mi sono immedesimata in un'altra persona, anzi, in questo caso, in più persone, e ho avuto davvero la sensazione di dolore puro entrare nel cuore.
Il primo pensiero che ho avuto è stato verso Max e Salvo, come figlia di un militare, che in India non volevano più tornare, perchè avevano, a ragione veduta, paura, e che però per qualche settimana hanno creduto davvero di non ritornarci piu. Ma poi hanno dovuto, costretti, cedere. Sotto shock, senza nessuna possibilità di scelta, devono fidarsi.
E qui arriva il secondo pensiero, in questo caso ancora più accentuato in quanto mamma, verso i bambini dei due nostri Marò (e d'ora in avanti lo scriverò sempre MAIUSCOLO)..un bacio, lo strazio, un abbraccio che non vorrebbe finire mai..
E quella disciplina militare tradita dall'indisciplina dell'uomo in una storia incredibile, al di là della vicenda prettamente politica.
Una storia di due ragazzi, due di noi, e lo dico con grande orgoglio, che in pochi mesi hanno sofferto come in 10 vite intere.
E già mi immagino la serenità invidiabile delle famiglie, che devono essere forti per i loro cari, perchè non vogliono che si preoccupino per loro.
Una serenità che cela un dolore, un tradimento, un'angoscia di un incubo già vissuto ma che adesso è tornato e peggiore del precedente.
Forse la decisione di far tornare i ragazzi in quel paese cosi lontano da noi in tutti i sensi non arriva cosi inaspettata visto che da giorni era in atto un pressing fortissimo da parte delle istituzioni, da quando si è aperto il caso dell'ambasciatore italiano sono cominciati i problemi e le preoccupazioni.
E i ragazzi oltre alle loro famiglie a noi, chi avevano intorno? chi li ha aiutati? chi li ha sostenuti?
Ma loro non avevano molta scelta, sono marinai, sono soldati, SONO UOMINI D'ONORE, SONO IL NOSTRO ORGOGLIO, uno dei pochi che ancora rimane a questa Italia sottomessa al volere di chicchesia.
E consapevoli che la rassicurazione dal governo indiano che non è prevista la pena di morte è una "non rassicurazione".
Loro che sono vittime quanto quei due pescatori, perchè hanno solo fatto il loro dovere di soldati. E il loro paese li ripaga cosi.
Loro che spiegano ai loro bambini del perchè hanno agito in tal modo, perchè è il loro lavoro, o meglio è la loro missione, perchè per un soldato, difendere la propria patria non è un lavoro, è una MISSIONE.
Che viene dal cuore.
Questo mi ha sempre insegnato mio padre.
E la vergogna verso chi ha usato la loro (finta) liberazione per una campagna elettorale ancora più vergognosa, che li ha esibiti come piccoli trofei all'occorrenza e ora li ributta in chissà quale angolo.
NON SI GIOCA COSI CON LA VITA DI DUE ESSERI UMANI. NO!
Qualcuno al ministero dice che non stiamo rimandando i nostri ragazzi verso un destino ignoto... e che non rischiano la pena di morte.
Ah, grazie tante per l'ipocrita rassicurazione! e su quali basi ci dovremmo ancora fidare?
Valeva la pena di alzare i toni con l'India ed arrivare ad uno strappo diplomatico cosi pesante se poi siamo stati costretti a rimandarli indietro?
Qui ci si vanta tanto di regole di diritto internazionale che devono essere rispettate, ma che fino ad ora non lo sono state.
Io ora, come tutti noi, addolorata per quanto successo nel giro di poche ore, vedo ora solo una dignità che voleva che i nostri Marò tornassero in India perchè " pacta sunt servanda" ma che invece sono stati solamente piegati dal fardello di un disastro diplomatico.
Ma ora più che mai NOI SIAMO QUI. SEMPRE “.

Rossella - scritta il giorno del tradimento -

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