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di Gianni Fraschetti -

 

Siccome ho il sospetto che i ragionamenti lunghi e articolati alla lunga facciano cadere la curva dell'attenzione, tenterò di spiegare con poche parole una situazione abbastanza complessa. Come è noto le monarchie del Golfo Persico abbondano di gas naturale - il metano - oltre che di petrolio e l'Europa è un grandissimo consumatore di gas naturale. Il gas naturale può essere trasportato in due modi. Allo stato gassoso, mediante tubazioni, ed è la modalità economicamente più vantaggiosa, oppure allo stato liquido, a mezzo navi metaniere.

Per poterlo trasportare via mare, però, necessitano strutture logistiche imponenti. Alla partenza, impianti di liquefazione (mediante refrigerazione) e serbatoi di stoccaggio refrigerati. Il trasposto deve avvenire poi in conservazione condizionata, quindi con navi metaniere refrigerate anche esse, e. all'arrivo devono esserci idonei terminali di ricezione, dotati di impianti di rigassificazione che riscaldino il gas riportandolo al suo stato fisico naturale prima dell'immissione in rete.

Insomma, un ambaradan infinito - e assai costoso - che limita di molto la possibilità di trasportare il prodotto dal Golfo Persico fino in Europa dove peraltro ci sono pochissimi impianti idonei alla sua ricezione. Forse si contano sulle dita di una mano. L'Europa come è noto soddisfa gran parte del suo bisogno di gas importandolo dalla Russia e dal Nordafrica (Algeria-Libia). Le "primavere arabe", un'altra stupenda invenzione USA per aiutare gli amici europei, hanno però limitato di molto questa linea di approvvigionamento.

Le monarchie del Golfo, dunque, sbavano all'idea di mettere le mani su questo immenso mercato e gli USA alla prospettiva dell'ennesimo tiro mancino ai danni della Russia. Ed ecco spiegata la mattanza in Siria, provate infatti a guardare la carta geografica e rendetevi conto dell'importanza strategica della Siria in una ipotesi di oleodotto che porti gas in Europa.

Tutto il resto, compreso il feroce integralismo wahhabita che promana dallo stato confessionale meno tollerante del mondo, l'Arabia saudita, viene dopo e serve solo a rendere ancora più feroce lo scontro in atto. In prima istanza ci sono interessi economici e geopolitici.

Non è una guerra di religione dunque, e tantomeno è guerra di libertà, la favoletta dietro la quale gli anglosassoni massacrano il mondo da almeno 500 anni. In prima istanza ci sono interessi economici e geopolitici assai rilevanti e dietro i burka, le bandiere nere e le monarchie del Golfo, ci sono i volti di Israele (che vuole mantenere un caos permanente nella regione) e degli Stati Uniti. E così è, se vi pare. E se non vi pare è così lo stesso.

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