Beh, potevo forse esimermi da dire due paroline sul comunista col portafogli gonfio per antonomasia, con isoletta privata raggiunta da barca a vela di proprietà?
Uno dei piu odiosi e spocchiosi ex, ma parassita fino alla dipartita, di ogni carica politica possibile da svariati decenni?
Claro que no, dunque facciamo un passo indietro nel tempo...Da quando il segretario nazionale dell'allora PCI (mi viene l'orticaria solo a nominarlo) agitò la famosa "questione morale" sono evidentemente trascorsi parecchi anni.
La teoria formulata da Enrico Berlinguer si basava sul semplice assunto che i comunisti fossero dotati - a differenza di tutti gli altri - di un superiore senso dell'etica e della correttezza - e qui mi vengono i brividi - principio questo che faceva di un amministratore e di un politico targato PCI un garante del superiore interesse dei cittadini, un uomo probo al di sopra di tutto, quasi un Dio.
E quanto ci hanno speculato, e rotto i coglioni, su questo teorema berlingueriano. Quanto ce l'hanno agitato davanti durante tutti gli anni di Tangentopoli. Tutti gli altri partiti coinvolti erano corrotti e ladri mentre sul PCI, levato il caso di Primo Greganti che si tenne il cecio in bocca fino alla fine, soffiava un profumo di pulito che da Botteghe Oscure si spandeva in ogni angolo della penisola italiana.
Correva l'anno 1977 quando la questione morale divenne il fulcro della propaganda comunista, ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, e adesso eccoci qui, alle prese con lo spocchioso baffetto con isola e barca, quel Massimo D'Alema che magicamente è riuscito a emulare un certo Signore Gesù Cristo trasformando l'acqua in vino, ovviamente rosso.
Da allora a oggi è veramente difficile ricordarsi di tutte le volte che i compagni sono stati beccati con le mani nella marmellata, tutte giù nel barattolo, fino ai gomiti, anche se per la verità, da una recente intercettazione, è testualmente emerso come, alle volte, qualcuno di loro non disdegnasse di infilare "le mani nella merda". Pare che anche in questo caso parlassero del baffino spezzaferro nazionale.
Probabilmente oggi Enrico Berlinguer avrebbe meno margini di certezza e si guarderebbe bene dal battezzare l'attuale erede del PCI, il PD, come il partito della pubblica moralità, anche perchè Berlinguer è morto nel 1984, quando dalla Russia Sovietica affluivano ancora nelle casse del partito quelle ricche sovvenzioni che poi - con il crollo del muro e la fine del comunismo - si sono dovute reperire qui in Italia...così come fan tutti.
E anche i compagnucci si sono dati un bel daffare. La lista è lunga, mi limito solo a ricordare il famoso "abbiamo una banca" di Fassino, lo scandalo Unipol, le tangenti di Filippo Penati e il Comune di Sesto San Giovanni, i miliardi (di euro) del Monte dei Paschi, la Cooperativa di Buzzi e Mafia Capitale, il buco all'ASL di Massa e via di questo passo, fino all'attuale inchiesta che coinvolge la Cpl Concordia, il Sindaco di Ischia e il vino di D'Alema.
E allora cari companeros, dov'è finita la vostra supposta superiorità morale? Stai a vedere che è restata solo la supposta, che mi auguro vivamente che stavolta possa almeno finire nel deretano giusto e non come al solito nel nostro.
Concedetemi un'ultima riflessione, per quanto si possa dire tutto il male possibile e anche di più sulle frequentazioni di Silvio Berlusconi - e chi mi conosce bene sa che non lo apprezzo per niente, sopratutto da quando si è fatto bere quel po' di cervello che gli era rimasto da quelle anocefale della sua badante e della sua segretaria tettona - ma almeno il Cavaliere le sue seratine allegre, popolate di gnocche e non necessariamente intelligenti signorine, se le pagava con i soldi suoi.
Berlinguer, per quel poco che l'ho studiato - non è che poi l'uomo mi entusiasmi così tanto - è stato comunque un politico almeno coerente, e tutti coloro che ancora oggi cantano bella ciao o bandiera rossa col pugno alzato al cielo e l'espressione di circostanza stampata sul volto, dovrebbero solo vergognarsi a pronunciarne il nome, perché non hanno ereditato una sola cosa da lui.
Concludo augurando una buona Pasqua a quella robusta parte del popolo italiano che non si arrende e non si arrenderà mai, a tutti gli altri, ai mollaccioni, ai vinti, ai complici e alle mezze seghe, vada invece un frizzante e primaverile vaffanculo, veramente di cuore, e che possano fare indigestione di cioccolata avariata con conseguenti spasmi colitici e dissenteri, nella forma più virulenta possibile.
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