di Gianni Fraschetti -
Visto l'estremo interesse che e' stato suscitato dal precedente articolo e le centinaia di email che mi sono giunte con richieste di delucidazioni di ogni tipo, rispondero' direttamente da qui cercando di trattare tutti i punti sui quali e' stato richiesto un approfondimento.
Per prima cosa, quanto pesavano queste presunte bombole ? Non e' dato sapere ma tendo ad escludere che gli inquirenti si riferiscano a piccole bombole da campeggio perche' un pezzo di metallo lavorato e deformato, che e' stato inquadrato diverse volte dalle telecamere sul luogo della sciagura, a prescindere dal fatto che sembrava un corpo estraneo allo scenario circostante, era comunque il fondo di una bombola e si vedeva chiaramente che apparteneva come minimo ad un recipiente da 10 kg.
Questo ci riporta al ragionamento sulla estrema difficoltaì di assemblaggio dell' ordigno che dovrebbe essere avvenuto direttamente sul posto, con tutte le difficolta' ed i rischi tecnici del caso, in condizioni di scarsa visibilita' e col pericolo di essere sorpresi con le mani nel sacco. Veniamo poi al famoso innesco. Ieri un tizio sproloquiava di telecomandi, certamente e' possibile utilizzare un telecomando ma per attivare cosa ed in quale modo ?
Non e' un film di James Bond, ove magari si attacca un cellulare ad una bombola per farla esplodere e ci si riesce pure, perche' se non si forma preventivamente la miscela Propano ( o Butano ) aria, ossia combustibile-comburente, la bombola non esplode nemmeno se viene percossa e gettata nel fuoco, o meglio esploderebbe dopo diversi minuti, dopo che il calore delle fiamme avrebbe generato un processo di gassificazione del GPL che si trovava allo stato liquido all' interno del recipiente. Tale processo lo avrebbe fatto aumentare in maniera esponenziale di volume fino a provocare una pressione interna tale da lacerare il contenitore, produrre la fuoriuscita del contenuto, la sua combinazione con l' aria e la susseguente inevitabile deflagrazione della miscela detonante cosi' ottenuta.
Dunque ci sarebbe voluto un innesco detonante esplosivo e non incendiario, che sarebbe stato inutile in una atmosfera non satura, un esplosivo dunque che avrebbe dovuto lacerare le pareti del recipiente per provocare la fuoriuscita del prodotto e qui incontriamo un' altra difficolta' non da poco: le pareti delle bombole sono costituite da parecchi millimetri ( almeno quattro) di acciaio, quasi la corazza di un carro armato e sicuramente piu' resistenti di un blindato per trasporto truppe in alluminio. Insomma una pessima gatta da pelare per la quale non sarebbe stata sufficiente una detonazione simpatica ma ne sarebbe occorsa una demolente con una carica di esplosivo medio alta. E forse non sarebbe bastata nemmeno quella. In effetti per essere sicuri, sicuri, di lacerare l' involucro del recipiente si sarebbe dovuta utlizzare una carica cava che sicuramente lo avrebbe forato ma a questo punto saremmo in un territorio dove parlare di ordigno artigianale, costruito alla buona con e prime cose sotto mano diventa quasi una bestemmia. Cioe' per fare esplodere quelle benedette presunte bombole occorre l' opera di un professionista esperto che sa bene cio' che fa. Un praticone non farebbe molta strada, anzi non ne farebbe per niente.
Del BLEVE ( acronimo di Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion ) e del FIREBALL abbiamo gia' abbondantemente parlato, ad ogni buon conto qui sopra c'e' la foto del punto dove e' avvenuta l' esplosione. Che ognuno guardi, si renda conto con i suoi occhi e valuti se quel che vede e' congruo con quanto e' stato raccontato. Un' ultima cosa, mescolando alcuni tipi di fertilizzanti in libera vendita si ottengono esplosivi molto potenti e molto meno ingestibili delle bombole. Facili da collocare ed innescare. La bombola in questa configurazione non e' roba per terroristi e nemmeno per squilibrati. Come e' venuta fuori questa storia quindi e soprattutto perche' la si continua a ripetere ?
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