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Il progetto scientifico del Museo della ndrangheta di Reggio Calabria, sarà presentato a Milano, Venerdì 9 dicembre 2011 alle 15, nella sede dell’Ibm, nell’ambito del ciclo di incontri “La Ferita. L’area grigia della ndrangheta”, in programma da Lunedì 5 Dicembre fino al mese di Marzo, a Reggio Calabria. Alla presentazione del progetto del Museo, parteciperanno Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione Calabria, Claudio La Camera, coordinatore del Museo della ndrangheta e Maria Cristina Farioli, business and innovation development director. Fulvio Librandi, responsabile scientifico del Museo della ndrangheta, esporrà le linee guida del progetto del Museo,  che  ha sede in Reggio Calabria, in via Cava Aloi, in uno stabile confiscato alla ndrangheta e attivato nel mese di dicembre del 2008.  Intanto nella giornata di ieri Lunedì 5 Dicembre si è svolta la prima giornata del ciclo di incontri e seminari “La Ferita. L’area grigia della ndrangheta” al palazzo della Provincia di Reggio Calabria dove giunge la notizia del primo premio l'aquilone d'oro del "Ragazzi Spot Festival" di Marano in Campania, vinto sabato 3 dicembre dagli studenti della scuola media reggina Gebbione-Bevacqua   con il dvd "Tempo rubato alla ndrangheta". Un prestigioso primo premio, riservato alla sezione documentari. Il Festival, giunto alla sua quattordicesima edizione, ha radunato ragazzi di tutta Italia, ospitati dalle famiglie maranesi, che hanno portato al teatro ‘’Giancarlo Siani’’ i loro lavori: spot, pubblicità progresso, cortometraggi e documentari. La giuria, composta dagli stessi ragazzi, dall’attore Renato Scarpa e da altre personalità legate al mondo del cinema e della legalità, fra cui il magistrato palermitano Antonio Ingroia, ha premiato i giovani calabresi con un progetto che li ha visti assoluti protagonisti, sotto la guida del musicista Vincenzo Mercurio del Museo della ndrangheta, dell’insegnante Elsa Romano e del rapper dei Kalafro Simone Squillace

In un momento storico in cui la discussione sull'identità è  l'argomento principe  nei dibattiti tra i media e le aule universitarie, il convegno "La ferita" tenutosi nello scorso novembre a Reggio  Calabria, ha dimostrato di trasmettere a una platea vasta un immaginario condiviso su cui fondare un sentimento antindrangheta. Attraverso la pubblicazione degli atti e le discussioni  provocate in diverse sedi si è potuto allargare l'orizzonte conoscitivo delle persone coinvolte, con  riscontri tali sulla riuscita dell'iniziativa da avere mosso il comitato organizzatore ad  una nuova edizione del convegno con  una linea programmatica meno generalista, per un convegno tematico, nell'intento costante di collegare gli aspetti di analisi a quelli riguardanti le politiche e le attività di contrasto alla criminalità organizzata.  L'obiettivo è fare i conti in modo razionale e consapevole col fenomeno, intervenendo sulla trasmissione di valori che informi le nuove generazioni. Il progetto in tal senso intende esaminare demitizzando la storia e il mito di questo immaginario, ed è in tale direzione che il museo della ndrangheta si attiva nelle sue molteplici disposizioni di fruizione: da archivio della memoria, luogo in cui si possa approfondire la portata simbolica del fenomeno e la sua dimensione di impresa economica, a istituzione tradotta in più linguaggi,  centro che è permanente emergenza contro quei silenzi sempre funzionali ad ogni mafia. La conoscenza è dunque il punto nodale perchè  ciò che si conosce è un sapere parziale, indiretto, nozionistico, difficilmente trasformabile in patrimonio conoscitivo.

Le sale del bene confiscato dunque come luoghi dell’esperienza  di una nuova narrazione, per consentire all’utente un cortocircuito con la realtà in analisi, generando in tal senso spazi di riflessione per un museo che è  mutamento,  teatro di conoscenza aggregante e  in grado di studiare le culture dal vivo e non in vitro. Questo è  il Museo della ndrangheta, un progetto che è un'operazione culturale e di ricerca,  attività e programmazione sul territorio con il fine di realizzare una conoscenza oggettiva della mentalità omissiva e sopraffattiva su cui l'elemento criminalità organizzata attecchisce. Tutto il tessuto sociale è chiamato a questo compito , in particolar modo quelle persone impegnate in prima linea, forze di polizia, prefetti, magistrati, convinti che l'azione di intelligence non avrà risultati decisivi fino a quando non si verificherà un cambiamento culturale globale. Occorre  analizzare il problema, spiegare  cosa impedisce il progresso economico della Calabria, pretendendo l'elaborazione di idee razionali del fenomeno da parte delle nuove generazioni.  Non si tratta solo della tradizione di una memoria della violenza e della sopraffazione ( sempre minoritaria) ma anche di quella dell'autosvalutazione, producenti una sorta di autorazzismo. Il lavoro che il progetto si propone è di studio ma sopratutto di azione concreta della  cultura che deve contrastare lo stereotipo  dell'impossibilità del cambiamento,  memoria ingombrante per immaginare un altro futuro, perchè la memoria si eredita e si ricostruisce di continuo, ma è sempre un processo di selezione che può essere indirizzato.

Consulta il programma  >>  http://www.museodellandrangheta.eu/area-grigia/

D.I.
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